Roma, in arrivo 60 nuovi autovelox. L’opposizione: “Tassa mascherata”

Roma si prepara a diventare una delle città con la più alta concentrazione di autovelox in Italia. Il Campidoglio ha annunciato l’installazione di 60 nuove postazioni di controllo della velocità, che si aggiungeranno alle circa 20 già in funzione. I dispositivi verranno posizionati lungo arterie strategiche come la Tangenziale Est, via Isacco Newton, via Cristoforo Colombo, Centocelle, e verrà riattivato il sistema Tutor sulla via del Mare.

I primi tre apparecchi entreranno in fase di taratura tra il 3 e il 4 settembre, per poi diventare pienamente operativi entro un mese. Il piano si inserisce in un più ampio progetto dell’amministrazione comunale che prevede zone a 30 km/h, telecamere ai semafori e interventi nei cosiddetti “black point”, i tratti più pericolosi della rete stradale cittadina.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre il numero di incidenti e salvare vite, in un contesto dove, nonostante un calo delle vittime (da 64 a 55 nei primi sei mesi del 2025), il numero complessivo di sinistri resta elevato.

L’investimento complessivo previsto supera il milione e mezzo di euro (tra 1,4 e 3 milioni), destinato alla fornitura dei dispositivi e al loro collegamento con la Centrale della Mobilità.

In foto l’assessore Comunale Eugenio Patanè:

L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè definisce questo intervento un vero e proprio “Piano Marshall per la sicurezza stradale”, necessario per una città che ancora paga un prezzo altissimo in termini di morti e feriti.

Le critiche dell’opposizione

Fra i maggiori oppositori c’è la Lega Roma, che si è scagliata duramente contro il piano con dichiarazioni forti come:

La sinistra considera i cittadini come polli da spennare, mentre loro vivono comodamente nelle Ztl. Se non sei in grado di garantire trasporti pubblici efficienti, non puoi bloccare la circolazione e multare chi è costretto a spostarsi in auto.

Le critiche si concentrano soprattutto su due aspetti: da un lato la scarsa efficienza del trasporto pubblico, che costringe molti romani a utilizzare l’auto privata; dall’altro la decisione di installare i dispositivi anche in tratti di strada considerati poco pericolosi, facendo pensare più a un incasso facile che a una reale strategia di prevenzione.

E i cittadini? Tra preoccupazione e diffidenza

Mentre una parte dei residenti e dei comitati di quartiere – in particolare nelle zone periferiche come Trigoria, Vitinia e Mezzocammino – plaude all’arrivo degli autovelox come risposta concreta alle richieste di maggiore sicurezza, non mancano le denunce di un presunto “sistema vessatorio”: multe in tratti dove la segnaletica è carente o poco visibile, rilevatori piazzati in zone non critiche e incassi milionari che non sembrano essere reinvestiti in manutenzione o prevenzione.

Il dibattito, dunque, resta aperto: per alcuni si tratta di un passo avanti verso una città più sicura, per altri dell’ennesimo segnale di una politica che punisce i cittadini invece di offrire alternative reali. La prova del nove arriverà nei prossimi mesi, quando i nuovi autovelox entreranno a pieno regime: allora si capirà se Roma avrà davvero strade più sicure o semplicemente casse comunali più piene.

  • Foto tratte da comune.roma.it