
Un grave episodio di vandalismo ha colpito il liceo “Secusio” di Caltagirone nella notte tra lunedì 6 e martedì 7 ottobre. Alcuni ignoti si sono introdotti all’interno dell’istituto, riuscendo ad accedere senza lasciare segni evidenti di effrazione. Una volta all’interno, hanno preso di mira tre distributori automatici di bevande e snack, divellendoli e tentando di infrangerne i vetri con attrezzi rinvenuti in un ripostiglio e nella sala docenti. Uno scempio fatto per causare danno più che per rubare qualcosa.
A rendere noto l’accaduto è stata la dirigente scolastica, la dottoressa Concetta Mancuso, che ha immediatamente sporto denuncia presso la stazione locale dei Carabinieri. Nella mattinata seguente, i militari dell’Arma hanno effettuato i rilievi sul posto, rinvenendo tracce ematiche e impronte digitali che saranno ora sottoposte ad analisi per individuare i responsabili. Gli autori potrebbero avere le ore contate.

L’istituto non era teatro di simili episodi da circa tre anni. Dall’istituto sperano si tratti di un caso isolato opera di qualche balordo che ha approfittato della notte per introdursi nella scuola e vandalizzare i locali, creando caos e disordine. Da sottolineare che nonostante il danno, il servizio dei distributori è stato prontamente ripristinato, garantendo agli studenti la piena fruibilità delle macchine.
Negli ultimi decenni, il volto del vandalismo urbano ha subito una trasformazione profonda. Se un tempo i writers rappresentavano una forma di ribellione creativa, spesso legata a movimenti culturali e giovanili, oggi si assiste a una deriva più distruttiva e meno simbolica. I nuovi vandali non si limitano a graffiti o tag sui muri: prendono di mira scuole, edifici pubblici, mezzi di trasporto e beni comuni, spinti da noia, frustrazione o desiderio di visibilità. La rabbia giovanile – lo dimostrano anche le recenti manifestazioni di Milano e di Roma, trova sempre più spesso sfogo in atti di vandalismo che colpiscono scuole, spazi pubblici e beni comuni. Dietro queste azioni si celano disagio sociale, mancanza di ascolto e senso di esclusione. Episodi recenti dimostrano come l’impulso distruttivo sia spesso il grido silenzioso di chi non trova altre vie per esprimere il proprio malessere. Serve un impegno collettivo per trasformare questa rabbia in partecipazione e dialogo.

Questa evoluzione riflette un cambiamento nel tessuto sociale, dove il disagio giovanile si manifesta sempre più spesso in atti di violenza gratuita e disprezzo per il bene collettivo. La linea che separa l’espressione artistica dalla delinquenza si è fatta sottile, e in molti casi è stata superata. Serve una riflessione profonda su come intercettare il malessere prima che si trasformi in vandalismo, investendo in educazione, ascolto e spazi di espressione autentica e, come alcuni auspicano pene più severe e certe, perché qualcuno avanza l’ipotesi che dietro a questo episodio ci sia una mera volontà di racimolare pochi spiccioli.
























