La serranda della speranza (ormai arrugginita)
C’è un locale vuoto in via Ernesto Breda 35, al Villaggio Breda. Quel locale non è chiuso “temporaneamente”, è ormai un mausoleo urbano: un monumento all’attesa infinita. Un tempo lì dentro si sentivano i pianti dei bambini alle vaccinazioni, le chiacchiere dei medici, il via vai di chi cercava cure e risposte. Oggi c’è Solo polvere, ragnatele e un’eco malinconica di “torneremo presto”. È l’ex presidio sanitario dell’Ater, un edificio pubblico che avrebbe dovuto rinascere come centro di salute per la periferia est di Roma.
Tra il dire e il fare…
Avrebbe dovuto, appunto. Perché i lavori non sono mai partiti, e la serranda è rimasta abbassata come il cassetto dei sogni di questo quartiere. La domanda che circola da anni tra le famiglie e i clienti del bar al caffè del mattino è sempre la stessa, ormai recitata come una litania laica. “Che fine ha fatto quel progetto miracoloso?”.
Nella seconda settimana di novembre ci ha riprovato la consigliera capitolina Nella Converti (Pd), che da mesi bussa (invano) alle porte del Campidoglio. Lei lo dice chiaro: “Quello stabile è una crepa nel VI Municipio”. Un insoluto che nessuno vuole risolvere. “Potrebbe diventare un servizio socio-sanitario – spiega Converti – un segnale forte per una comunità che ha bisogno di vedere che le istituzioni esistono davvero”.
Già, “potrebbe”. Un condizionale che a quanto pare è eterno.
Una promessa da marinaio
Ad inizio anno, a gennaio, Converti scrive all’Ater chiedendo di dare finalmente una destinazione sociale all’immobile. A febbraio: l’Assemblea capitolina approva pure una mozione. Sembra l’inizio di una nuova era. Dieci mesi dopo siamo ancora in pieno silenzio cosmico. Niente assegnazione, né lavori, né risposte. Solo la serranda, sempre lì, a testimoniare che le promesse elettorali non hanno scadenza.
La delusione
La consigliera, non senza evidente rammarico, dice di non aver ricevuto aggiornamenti e “questo silenzio pesa”. Pesa eccome, soprattutto su un quartiere dove la salute non è un hashtag ma un’emergenza quotidiana.
Alta percentuale di over 65
Il Villaggio Breda è popolato in gran parte da “anziani” over 65. Persone che si muovono con fatica. Ma (per qualcuno) evidentemente questa fatica non è insormontabile, poiché devono spostarsi fino al medico più vicino, che magari è a chilometri di distanza.
Nel distretto VI della Asl Roma 2, quello di Tor Bella Monaca. Inoltre è utile ricordare un dato inquietante: i posti vacanti di medici di base ad agosto erano 65.
Questo vuol dire: ricette che si ritirano come pacchi postali, visite rimandate all’infinito, e file degne di un concerto al Circo Massimo, ma senza musica.
La consigliera rimarca: “È una situazione drammatica, i cittadini non smettono di lottare per riavere un presidio sanitario sotto casa”. Una richiesta modestissima, che però deve apparire quasi rivoluzionaria, questa pretesa di avere un medico a portata di marciapiede.
E così, in via Breda, la serranda resta giù. È diventata un’icona: il logo ufficiale delle promesse disattese. Ogni tanto qualcuno si ferma a guardarla, magari ricorda un vaccino, una visita, un’epoca in cui lì dentro si curavano le persone. Ma per ora, niente da fare: Il “nuovo” presidio sanitario resta chiuso, proprio come l’agenda di chi dovrebbe riaprirlo.
Foto di via Ernesto Breda, tratta da Google Maps
















