Nicola Glorioso: Quando la cultura esce dai palazzi: il Bibliochiosco come scelta politica

Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa il vicepresidente della VIII Circoscrizione del Comune di Palermo.

In che modo il progetto Bibliochiosco in città si inserisce nella strategia culturale dell’Amministrazione comunale per la promozione della lettura e della partecipazione civica?

Il progetto Bibliochiosco in città rappresenta una scelta politica chiara dell’Amministrazione del Comune di Palermo: portare la cultura nei quartieri, renderla accessibile, visibile e vissuta quotidianamente. Non parliamo di un’iniziativa elitaria, ma di un presidio culturale di prossimità che mette insieme lettura, socialità e partecipazione civica. È una politica culturale che esce dai palazzi e dalle biblioteche tradizionali per incontrare i cittadini nei luoghi della città, rafforzando il legame tra istituzioni e comunità.

 

Quali obiettivi culturali e sociali l’Amministrazione si propone di raggiungere attraverso la realizzazione del primo Bibliochiosco urbano?

L’obiettivo è duplice: da un lato promuovere la lettura come strumento di emancipazione culturale e crescita sociale, dall’altro rigenerare il tessuto urbano e umano dei quartieri. Il progetto pilota parte simbolicamente dall’Ottava Circoscrizione, un territorio vivo, complesso e dinamico, che ben rappresenta la sfida di una cultura diffusa e inclusiva. Vogliamo intercettare soprattutto giovani, famiglie e cittadini che spesso restano ai margini dell’offerta culturale tradizionale, dimostrando che investire in cultura significa investire in coesione sociale e qualità della vita.

Che valore assume il concorso di idee per la realizzazione del logo, anche in termini di coinvolgimento delle professionalità creative e dei giovani del territorio?

Il concorso di idee è un atto politico oltre che culturale. Significa dire ai giovani, ai creativi, ai professionisti del territorio: questa città ha bisogno del vostro talento. Il logo del Bibliochiosco non è solo un segno grafico, ma l’identità visiva di un progetto pubblico che nasce dal basso e guarda al futuro. Coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di un’iniziativa culturale significa responsabilizzarle, renderle protagoniste e riconoscere il valore strategico delle professioni creative nello sviluppo urbano.

In che misura iniziative come il Bibliochiosco possono contribuire alla rigenerazione degli spazi pubblici e al rafforzamento del senso di comunità?

Il Bibliochiosco sorge all’interno di un edificio storico la cui funzione è stata rimodulata per ospitare questa importante iniziativa di BookCrossing, fortemente voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo. È un esempio concreto di come la rigenerazione urbana passi attraverso la cultura: restituire nuovi significati a spazi esistenti, renderli luoghi di incontro, scambio e relazione. Quando uno spazio pubblico diventa vissuto, frequentato e riconosciuto, cresce automaticamente il senso di comunità e di appartenenza.

Quali prospettive di sviluppo e di ampliamento sono previste per il progetto, sia in termini territoriali sia di servizi culturali offerti ai cittadini? 

Il Bibliochiosco nasce come progetto pilota, ma ha una visione chiaramente più ampia e articolata. L’idea è quella di creare una rete cittadina di Bibliochioschi, partendo dai quartieri e arrivando progressivamente in altre circoscrizioni. Accanto al BookCrossing, si prevede l’attivazione di presentazioni di libri, incontri con autori, laboratori per bambini e iniziative di educazione civica. In questo contesto si inserisce anche l’apertura, nei pressi del Bibliochiosco, di una caffetteria del noto imprenditore palermitano Morettino, a dimostrazione di come cultura, impresa e rigenerazione urbana possano dialogare e crescere insieme, generando valore per il territorio.