Il sindaco di Trevi Nel Lazio, l’avv. Silvio Grazioli (nella foto accanto con il cav. Pio Del Signore), nel ricordo del nono anniversario della scomparsa del cav. Pio Del Signore, avvenuta il 5 gennaio 2017, coglie l’occasione per pubblicare il discorso pronunciato dallo stesso Pio Del Signore, nella qualità di Sindaco, ad inizio anno del 1968, nel giorno del funerale di Padre Enrico Germani; che rappresentò anche l’atto di inaugurazione del nuovo cimitero comunale. Tale documento è stato fornito qualche settimana fa dalla pronipote di padre Enrico, e porta la data del 10 giugno 1968, in quanto un nipote dello stesso Germani, aveva chiesto all’allora sindaco Del Signore una copia del discorso, e quest’ultimo aveva provveduto alcuni mesi dopo a scrivere ciò che aveva pronunciato. ”Il testo rappresenta una testimonianza importante – sottolinea il Sindaco Grazioli– in quanto mette in evidenza l’amor patrio, il rispetto dei caduti delle guerre, il senso civico, l’importanza della pace e della libertà; tutti temi che invitano ad una riflessione sulla situazione che in questo periodo sta attraversando lo scenario nazionale ed internazionale, che ha bisogno ancor di più di principi e di regole, che sappiano guidare l’azione dei governi e dei parlamenti”.
Il discorso del Sindaco Pio Del Signore (nella foto in basso a dx) funerale di Padre Enrico Germani: “Non avrei potuto immaginare che fosse riservato anche a me di dover parlare di te, caro P.E.Germani, quanto tanti, molti, oggi assenti o indifferenti, conoscendoti, più di me, debbono ringraziarti con me, perché da te non i tanti ed i molti, ma tutti hanno direttamente o indirettamente ricevuto ed imparato da te. Io potrei darti le sole lacrime di riconoscenza mie e di tanti giovani, ma non è permesso alla mia lingua di sciogliersi come vorrei, per parlare del tuo passato, per ricordarti studente, combattente, ufficiale, perseguitato, docente, oratore, amministratore e sacerdote. Giovane studente dal portamento maestoso e dagli occhi sempre sereni che rivelavano intelligenza e bontà d’animo. Combattente – ufficiale nel Grappa, tu stesso innumerevoli volte, ai combattenti che oggi ti accompagnano, facesti, con commosse parole, rivivere quei terribili anni della nostra guerra mondiale. Perseguitato povero, costretto a stare in casa, non per malattia, trascorresti le giornate più belle della tua vita, seduto in via Luigi Cadorna sempre sorridente e rassegnato come Cadorna alle sorti della Patria in pericolo, della Patria che avevi sempre nel cuore e nella bocca, specie quando eri tra i poveri giovani studenti che tu, senza compensi educasti, istruisti, consigliasti ed aiutasti da far vantare a questo tuo diletto paese un considerevole numero di professionisti, figli di umile gente. Sacerdote, con modi affabili, con lo sguardo sereno, con un carattere gioviale e soprattutto con un cuore facile a commuoversi, facesti che tutti, specie i poveri, ricorressero a te per un aiuto, per un consiglio, in quella nera, fredda, buia tua stanza che ancora conserva uno stecchito albero di Natale e che può definirsi la scuola e palestra di numerosi Trebani ed un ufficio di assistenza, da farmi ricordare ancora oggi quando mi recitavi i versi di Ada Negri: “Studia, figlio del popolo, figlio di mamma operaia, nella buia stamberga dove non giunge il sole”. Fosti, P. Enrico, fra moltissimi meriti, giudicato poco avveduto nei momenti tristi che attraversò il nostro paese dopo la liberazione. Tu, incurante delle critiche, degli insulti, subendo e soffrendo, dimenticasti il passato, non cercasti ricompense e riconciliasti il paese che oggi ti rende l’estremo saluto e ti ricorda come l’amico impareggiabile, l’amico del cuore, il maestro di tutti i giovani di questo paese che ti vide nascere e solo soffrire e non morire; di questo paese che ti annovera fra i suoi figli migliori, concedendoti l’eterno riposo nel nuovo cimitero, scegliendoti il posto che ti spetta, per additarti come esempio alle future generazioni”.
















