
Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa MeryemAmato Influencer & Content Creator.
In che modo il tuo ruolo di creator contribuisce a ridefinire la narrazione di Palermo, andando oltre gli stereotipi tradizionali associati alla città?
Palermo viene spesso raccontata per eccessi: o cartolina folkloristica o racconto drammatico. Io cerco di stare nel mezzo, che poi è la verità. Mostro una Palermo viva, contraddittoria, ironica, fatta di donne, famiglie, lavoro quotidiano, sogni e autoironia. Uso il linguaggio pop, il corpo, la comicità e anche la sensualità per dire: siamo complessi, moderni, e non chiediamo il permesso a nessuno. Raccontare Palermo così significa normalizzarla, toglierle il peso dello stereotipo e restituirle umanità.
Come concili l’esigenza di autenticità personale con le logiche algoritmiche e commerciali delle piattaforme social?
Non credo all’autenticità ingenua, credo all’autenticità consapevole. So come funzionano gli algoritmi, so cosa spinge e cosa no, ma scelgo io come entrarci. Uso le regole del gioco senza farmi usare. Se un contenuto performa ma non mi rappresenta, non lo porto avanti. Se invece posso adattare il linguaggio senza tradire il messaggio, lo faccio. Per me l’autenticità non è dire tutto, è dire il vero nel modo giusto.
Ritieni che il tuo ruolo comporti una responsabilità culturale o sociale nei confronti della comunità che ti segue? In che modo la vivi?
Sì, assolutamente. Non in modo moralista, ma reale. So che molte donne si rivedono in me: madri, ragazze del Sud, donne giudicate per il corpo o per come parlano. Questa responsabilità la vivo restando coerente: mostrando che si può essere ironiche e intelligenti, sensuali e rispettabili, popolari senza essere superficiali. Non voglio “insegnare”, ma legittimare.
Quanto il contesto geografico e sociale del Sud Italia ha influenzato la costruzione della tua identità digitale e professionale?
Tantissimo. Il Sud ti allena alla creatività, all’adattamento, al dover fare di più con meno. Ma ti espone anche al giudizio, al controllo sociale, al “non si fa”. La mia identità digitale nasce proprio lì: nel prendere quelle frasi, quelle dinamiche, e ribaltarle. Il Sud è la mia voce, il mio ritmo, il mio modo diretto di parlare. Non lo nascondo: lo porto come firma.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione del tuo ruolo di creator in relazione ai cambiamenti del panorama mediatico e sociale?
Mi vedo sempre meno “solo creator” e sempre più autrice e figura mediatica trasversale. Social, sì, ma anche TV, format, progetti editoriali, collaborazioni culturali. Credo che il futuro premi chi ha un’identità forte, non chi insegue i trend. Io voglio essere riconoscibile anche quando cambiano le piattaforme. Non adattarmi al mezzo, ma portare me stessa ovunque il mezzo vada.
@MeryemAmato
Influencer & Content Creator













