
Prima Stampa è lieta di ospitare un contributo dell’on. Marco Falcone, un bilancio sulla sua esperienza di europarlamentare per Forza Italia in vista di nuove sfide, per una politica sempre più vicina alle necessità dei cittadini.
Quali differenze riscontra tra l’essere europarlamentare e le sue precedenti esperienze politiche ?
L’esperienza al Parlamento europeo rappresenta un vero salto di scala e di responsabilità: le decisioni assunte in questa sede incidono sulla vita di oltre 450 milioni di cittadini e richiedono una visione ampia, accompagnata da studio e un costante raccordo con tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici. A Bruxelles e Strasburgo, poi, cambia il ritmo dei risultati, perché molte politiche producono effetti nel medio e lungo periodo, e cresce la complessità dei processi legislativi e di bilancio. Il lavoro dell’europarlamentare si traduce in ricadute che diventano percepibili solo con il tempo. Le politiche europee definiscono cornici e vincoli che si concretizzano nel tempo. Essere europarlamentare significa saper mediare, dialogare e costruire alleanze tra gruppi politici e delegazioni nazionali per promuovere le priorità dei propri territori. Questo è quello che fa ogni giorno la squadra di Forza Italia al Parlamento Europeo, di cui sono vice capo delegazione. Rimane fondamentale il legame con la mia comunità: porto l’Europa “a casa” attraverso incontri pubblici, assemblee con i giovani e confronti con gli amministratori, ma anche ospitando tanti concittadini in visita a Bruxelles. Come da nostro impegno, è essenziale rendere l’Europa concreta e accessibile, tra i cittadini, i militanti e gli amministratori, affinché le decisioni che sostengo a Bruxelles siano radicate nelle esigenze concrete delle persone.
Quali proposte ha presentato in un anno e mezzo per sardi e siciliani ?
Guardo a questo primo anno e mezzo di mandato come a una fase di studio, ascolto e costruzione. La macchina europea è complessa e, a tratti, affetta da una vera e propria buropatologia che, se non compresa fino in fondo, rischia di generare distanza dai territori. Per questo, insieme al mio team, lavoriamo sui processi mantenendo però un dialogo costante con Sardegna e Sicilia. In Parlamento, il mio lavoro si è articolato su tre assi principali. Il primo riguarda proprio il rapporto con i territori, per rendere l’Europa più comprensibile e vicina. Il secondo verte sull’attività nelle commissioni parlamentari, on particolare attenzione alle Politiche economiche e monetarie, alla Casa, all’Agricoltura e alla Pesca; settori strategici per la competitività delle regioni insulari. Ho sostenuto e presentato emendamenti per garantire investimenti più certi e pianificabili, riducendo la volatilità delle risorse e favorendo una programmazione strategica di lungo periodo.
Il terzo asse, infine, riguarda il rafforzamento del principio di insularità. Ho presentato emendamenti contro la desertificazione bancaria nei piccoli centri e nelle isole, per migliorare l’accesso al credito, sostenere le marinerie italiane, semplificare le norme che regolano la pesca e adattare le politiche europee alle specificità territoriali. Questo approccio mira a rendere le nostre economie più competitive, senza lasciare indietro nessuno, e a superare quei fardelli amministrativi che spesso penalizzano le realtà insulari. Tutto ciò è guidato da un principio chiaro: l’insularità deve essere pienamente riconosciuta come fattore strutturale nelle politiche di competitività e crescita dell’Unione.
Quali sono le misure o i provvedimenti che riguardano più da vicino il Calatino ?
Le priorità del Calatino sono le stesse di tante aree interne che purtroppo pagano un prezzo in termini di marginalità. Come Gruppo PPE e Forza Italia stiamo lavorando per far comprendere a Bruxelles che investire in aree come il Calatino ha un forte valore strategico. La prima sfida riguarda l’agricoltura e le filiere di qualità. Il territorio esprime produzioni riconoscibili che necessitano di un sostegno maggiore in termini di innovazione, promozione e aggregazione tra imprese. In Parlamento ho lavorato perché gli strumenti della politica agricola comune siano più accessibili alle zone rurali e sostengano anche la trasformazione dei prodotti e il ricambio generazionale nelle aziende agricole.
Un secondo ambito chiave è quello delle infrastrutture materiali e digitali. Senza collegamenti efficienti e servizi di prossimità, la crescita economica resta fragile. Per questo ho posto attenzione, fra le altre cose, sugli investimenti in Politiche abitative e sull’opportunità di destinare fondi europei al potenziamento della mobilità locale, delle reti digitali e dell’efficienza energetica degli edifici pubblici.
Infine, il sostegno ai Comuni resta decisivo. Troppo spesso le opportunità esistono ma non vengono colte a causa della complessità amministrativa. Il mio impegno è proseguire il lavoro di affiancamento e di semplificazione, per fare in modo che il Calatino possa utilizzare in modo pieno e diretto gli strumenti europei, trasformando le politiche in risultati concreti per cittadini e imprese.















