Fine del trasporto collettivo disabili, famiglie chiedono incontro col Comune

Con l’avvio della nuova gestione del trasporto disabili nella Capitale, esplodono i problemi e i genitori chiedono al Comune di Roma un ritorno alla situazione precedente.

Una scelta miope che travolge le famiglie

Dal gennaio 2026 il Comune di Roma ha deciso di voltare le spalle a centinaia di persone con disabilità. Il nuovo avviso pubblico per la graduatoria unica 2026–2028 ha infatti cancellato l’accesso al trasporto collettivo, lasciando come uniche opzioni il servizio individuale o quello autogestito. Una decisione giustificata freddamente con la necessità di “tagliare i costi” e “razionalizzare” il sistema. Ma dietro queste formule burocratiche si nasconde una realtà ben più grave: famiglie intere messe in ginocchio e routine di vita completamente sconvolte. Non a caso, famiglie di disabili e caregiver hanno iniziato a mobilitarsi per chiedere al Campidoglio di tornare immediatamente sui propri passi.

Impatto devastante sulle disabilità intellettive

La cancellazione del trasporto collettivo non è un semplice cambio organizzativo. Per molte persone con disabilità intellettiva ha significato perdere l’unico strumento che garantiva una minima autonomia. Quel servizio offriva continuità, prevedibilità, relazioni stabili. Gli stessi autisti, gli stessi percorsi, le stesse abitudini: elementi fondamentali per ridurre l’ansia e permettere agli utenti di affrontare gli spostamenti con serenità. Tutto questo è stato spazzato via. Il nuovo modello individuale o autogestito è, al contrario, un salto nel buio. Ogni giorno un volto diverso, nessuna relazione costruita nel tempo, nessuna sicurezza. In pratica, “non sai mai chi viene a prenderti”. Un caos che ricade interamente sulle persone più fragili.

Taxi inadatti e famiglie lasciate sole

Ancora più grave è il ricorso massiccio al trasporto individuale tramite taxi, una soluzione che i genitori definiscono senza mezzi termini: inadeguata. Si tratta di un servizio saltuario, frammentato, privo di qualunque continuità e completamente dipendente dall’intervento costante dei familiari. Tempi incerti, modalità imprevedibili, nessuna conoscenza della persona trasportata. Un sistema che ignora del tutto le esigenze relazionali e educative di chi ha una disabilità complessa.

L’appello al Comune: “Così non funziona”

Il portavoce dei genitori del progetto Filippide e segretario della Cub Trasporti, Antonio Amoroso, ha chiesto formalmente un incontro al Comune di Roma. Le segnalazioni di disservizi arrivano da tutta la città: mezzi irreperibili, attese interminabili, famiglie costrette a improvvisarsi organizzatori di un servizio che dovrebbe essere pubblico. Il punto critico è uno solo, ed è evidente: l’eliminazione del trasporto collettivo, che per alcune disabilità (soprattutto quelle intellettive) era l’unica soluzione davvero efficace. Al suo posto, oggi, ci sono prevalentemente i taxi.

Ripristinare subito il trasporto collettivo

Qui non si parla di semplici “utenti”. Il trasporto collettivo era garantito da autisti dedicati, formati, capaci di gestire relazioni delicate e situazioni complesse. Pensare che lo stesso lavoro possa essere svolto da un tassista qualunque è non solo irrealistico, ma irresponsabile. Le famiglie lo scrivono nero su bianco: la mancanza di un servizio di trasporto affidabile incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone. E soprattutto interrompe percorsi educativi e di inclusione costruiti con fatica negli anni.

È assurdo sospendere un servizio di trasporto collettivo che a Roma coinvolge circa 200 persone”, denuncia Amoroso. “Il presunto risparmio è ridicolo, mentre il danno è enorme. Si nega a queste persone la possibilità di partecipare ad attività fondamentali per il loro equilibrio psicofisico e per l’inclusione sociale, soprattutto a chi non ha alternative”. Per il Comitato dei genitori degli atleti del Progetto Filippide, che coinvolge ragazzi e ragazze con autismo e malattie rare, l’obiettivo è chiaro. Si deve ottenere un incontro con l’assessorato ai Trasporti e con il sindaco per ripristinare il servizio. “I taxi non sono una soluzione. Il vero problema semmai è ampliare l’accesso a questi servizi, non tagliare la spesa sociale sulla pelle dei più fragili”. E se le istituzioni continueranno a ignorare l’emergenza, l’ipotesi della protesta in Campidoglio è tutt’altro che remota.

Foto: abbassamentoveicoli.it