
Revocato il provvedimento di fermo amministrativo che gravava sull’immobile dell’associazione Al Huda. L’edificio, ricavato all’interno di un ex mobilificio di valore storico situato tra via Casilina e via Tor de’ Schiavi, nel V Municipio della Capitale. Era finito sotto sequestro parziale da parte della Polizia Locale nell’agosto del 2025. Nel mirino delle autorità erano finiti gli interventi edilizi realizzati nel livello sotterraneo, un tempo adibito a garage, destinato a diventare lo spazio centrale del complesso religioso.
Un’idea che va oltre il culto
Il progetto, firmato dall’architetto Abbas Khamiss, immagina l’edificio come un polo multifunzionale pensato per dialogare con il tessuto sociale del quartiere. Non solo un luogo di preghiera quindi, ma anche un punto di riferimento sociale e culturale.
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Spazio religioso: la sala principale destinata alle funzioni.
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Formazione e cultura: biblioteca, auditorium e ambienti dedicati a corsi di lingua e cultura islamica.
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Incontro e comunità: una ludoteca accessibile ai bambini del quartiere e aree per mostre ed eventi.
Lo scontro politico: accuse di scarsa chiarezza
La decisione di togliere i sigilli non ha spento il confronto politico. Federico Rocca, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia, insieme a Fabio Piattoni, consigliere municipale, sollevano dubbi sulla gestione della vicenda, parlando apertamente di opacità. “Il Municipio V deve spiegare su quali basi siano stati autorizzati i lavori. Da tempo chiediamo accesso agli atti e un’ispezione diretta, ma ci scontriamo con una totale inerzia. Andremo avanti finché non emergerà ogni dettaglio”.
Di segno opposto la posizione del presidente del Municipio, Mauro Caliste, che invita alla calma e ribadisce la correttezza dell’iter amministrativo. “Prendiamo atto del pronunciamento dell’autorità giudiziaria. Le verifiche proseguiranno con la stessa severità applicata a qualsiasi altro intervento edilizio del territorio”.
La posizione della comunità musulmana
Accoglienza positiva per il dissequestro da parte dell’associazione “MuRo 27 – Musulmani per Roma 2027”, che però non risparmia critiche alle istituzioni cittadine. “A Roma le comunità religiose incontrano ostacoli enormi quando si parla di edilizia di culto. Spesso per l’assenza di una vera assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione. Questo progetto è rimasto bloccato per anni nell’indifferenza della politica”.
La questione degli spazi religiosi e della libertà di culto torna così al centro del dibattito pubblico, assumendo un peso crescente in vista delle prossime elezioni comunali.
Foto tratte dal web















