
Dopo l’ennesima frana in un’area storicamente fragile, la magistratura indaga su eventuali omissioni nella gestione del rischio idrogeologico, mentre la città fa i conti con evacuazioni, danni e opere di messa in sicurezza mai completate.
Dopo il grave movimento franoso che dalla fine di gennaio ha colpito vaste aree del territorio comunale, la Procura della Repubblica di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, al momento contro ignoti. L’indagine mira a verificare eventuali responsabilità legate alla mancata prevenzione del rischio idrogeologico e a possibili omissioni amministrative negli anni precedenti.
Il procuratore capo Salvatore Vella, dopo un sopralluogo nella zona rossa, ha sottolineato che si tratta di un fenomeno noto da tempo: «La frana di Niscemi non è nata oggi, ha una storia». La Procura sta acquisendo documentazione tecnica da diversi enti per valutare se siano mancate misure preventive o se eventuali ritardi abbiano aggravato la situazione.
La frana, con un fronte di diversi chilometri, ha già costretto all’evacuazione di oltre 1.500 persone, rendendo inagibili abitazioni e strade nella parte alta del centro urbano. Le abbondanti piogge delle ultime settimane hanno contribuito a peggiorare la stabilità del terreno. La Protezione Civile ha delimitato un’ampia area di pericolo e sono in corso attività di monitoraggio continuo.
Un precedente inquietante: la frana del 1997
Quello di oggi non è però un evento isolato. Nel 1997 una frana colpì gli stessi quartieri di Sante Croci, Pirillo e Canalicchio, causando sgomberi, demolizioni e uno stato di emergenza protrattosi per anni. Molti degli interventi strutturali previsti dopo quell’episodio non sono mai stati completati.
Il ripetersi della frana ha riacceso le critiche su lentezze e burocrazia, con cittadini e associazioni che denunciano ritardi, fondi non utilizzati e interventi di prevenzione mai portati a termine. Una situazione che, secondo molti, ha trasformato un rischio conosciuto da decenni in una nuova emergenza.
La frana di Niscemi diventa così un caso emblematico delle difficoltà nella gestione del territorio e nella prevenzione del dissesto idrogeologico, su cui ora saranno chiamate a fare chiarezza sia la magistratura che la politica.















