
La crescente preoccupazione degli operatori della logistica per l’introduzione dell’ETS2, la nuova tassa europea sulle emissioni di CO₂, non è un allarme improvviso ma l’esito finale di un percorso politico e normativo che ha ignorato una soluzione strutturale già esistente. A livello nazionale ed europeo, la concertazione parlamentare ha trascurato le reali dinamiche del settore dell’autotrasporto, oggi esposto a un ulteriore aggravio di costi che rischia di risultare fatale.
La Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani (L.A.A.I.S.) individua l’origine del problema nel Decreto Legislativo n. 286 del 21 novembre 2005, in vigore dal 28 febbraio 2006, che ha abolito le cosiddette tariffe a forcella previste dalla Legge n. 298 del 1974, introducendo la libera contrattazione nel trasporto su gomma. Una liberalizzazione che, secondo l’Associazione, ha di fatto avviato un processo di autodistruzione del comparto.
«Il superamento del regime obbligatorio di tariffe minime e massime», afferma Tania Andreoli, Presidente della L.A.A.I.S., «ha eliminato ogni limite di prezzo, senza però garantire una reale equità tra le parti contrattuali. Le responsabilità di vettore, committente e caricatore sono rimaste sulla carta. In questo contesto, lo slittamento dell’ETS2 dal 2027 al 2028 non risolve nulla. È necessario tornare alle tariffe a forcella, con limiti minimi e massimi, per contenere un aumento stimato di circa 6.000 euro l’anno per camion, un costo che rischia di azzerare l’autotrasporto nazionale ed europeo».
L’Associazione esprime una forte preoccupazione per le conseguenze economiche dell’estensione dell’ETS2, ritenendo che le istituzioni abbiano fatto troppo poco per evitare un incremento dei costi giudicato sproporzionato e scollegato dalla realtà produttiva.
«L’ETS2 comporterà inevitabilmente un aumento dei costi di esercizio, stimato intorno al 10% per l’autotrasporto pesante», sottolinea Giuseppe Neri, Vice Presidente della L.A.A.I.S. «In assenza di tariffe minime, questo aumento si tradurrà in una drastica riduzione della marginalità, soprattutto per le imprese medio-piccole. Le tariffe a forcella, invece, garantirebbero un prezzo minimo di trasporto e introdurrebbero un meccanismo virtuoso di trasferimento controllato dei costi ETS sul cliente finale».
Da sempre voce fuori dal coro, la L.A.A.I.S. ribadisce che la libera contrattazione non ha prodotto benefici per il settore, nonostante il sostegno costante dei grandi operatori. In realtà, le parti non si sono mai trovate su un piano di parità: il rapporto con le committenze, in particolare con la grande distribuzione organizzata, resta fortemente sbilanciato e discriminatorio. Neppure il nuovo Contratto Collettivo di dicembre 2024 è riuscito a introdurre correttivi efficaci, lasciando irrisolto un nodo strutturale che l’ETS2 rischia ora di rendere definitivo.



























