“Segnalare professori di sinistra” e parte la replica di 300 docenti

Un’iniziativa che somiglia ad una deriva autoritaria

L’antifascismo non è una bandiera di parte, ma l’architrave su cui poggia l’intero ordinamento democratico italiano. È da questa consapevolezza che nasce la presa di posizione di oltre 300 tra insegnanti, personale Ata, mediatori linguistici e docenti universitari. Uniti contro la campagna “La scuola è nostra” promossa da Azione Studentesca. L’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia ha infatti recentemente lanciato un questionario che invita gli studenti a indicare presunti “docenti di sinistra”. Un atto che rievoca pratiche di delazione e schedatura che appartengono a pagine buie della nostra storia. L’iniziativa ha sollevato un’ondata di indignazione pubblica, costringendo persino il Ministero dell’Istruzione ad avviare verifiche formali.

La reazione del mondo della scuola

A questa offensiva ideologica risponde ora un fronte ampio e compatto di 305 lavoratrici e lavoratori della scuola e dell’università. Hanno firmato un documento di solidarietà all’Istituto Livi di Prato, primo bersaglio dell’operazione di Azione Studentesca. Nel testo si afferma con nettezza che l’antifascismo non è una semplice posizione politica tra le altre, ma la base storica, giuridica e morale della Repubblica. È il terreno comune da cui nascono la Costituzione, le libertà democratiche e la possibilità stessa di un confronto pluralista. Mettere in discussione questo fondamento significa minare le condizioni che rendono possibile una società democratica.

Quel crescente clima di sorveglianza e controllo

Il documento allarga lo sguardo e denuncia un clima sempre più soffocante di ingerenza, pressione e sorveglianza ideologica sulla scuola statale. Un clima che si manifesta anche attraverso la censura di iniziative culturali e formative. Come dimostra l’annullamento di incontri con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. I firmatari respingono con decisione ogni tentativo di normalizzazione autoritaria e rivendicano il dovere di tutelare i principi costituzionali contro intimidazioni, liste di proscrizione e controlli politici mascherati da “sondaggi”.

Con chiarezza e assunzione di responsabilità, ribadiscono il loro impegno per una scuola pubblica che sia realmente libera, aperta a tutte e tutti, capace di formare coscienze critiche. E non sudditi obbedienti. Una scuola inclusiva, antifascista, autonoma e all’altezza della complessità e della pluralità della società contemporanea.

Foto tratta da video sul web