
A Bosco Littorio apre al pubblico la grande struttura che custodisce una nave oneraria greca di 2.500 anni fa: un investimento da oltre 5 milioni di euro per la rinascita culturale della città.
È stato inaugurato il 24 febbraio, nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela, il Museo dei relitti greci, nuova e imponente struttura museale dedicata a uno dei più importanti ritrovamenti archeologici subacquei della Sicilia: una nave da carico greca rinvenuta nel 1998 nei fondali di contrada Bulala, a circa ottocento metri dalla costa.
Il museo è stato interamente finanziato dall’assessorato regionale dei Beni culturali, con fondi per oltre 5 milioni di euro a valere sul Por Sicilia 2000–2006. A queste risorse si è aggiunto, nel 2023, un finanziamento straordinario di 480 mila euro da parte dell’Assemblea regionale siciliana, necessario per il ripristino degli impianti danneggiati da furti e atti vandalici che hanno rallentato l’allestimento negli anni passati.
Un museo per raccontare il Mediterraneo antico
«Il traguardo raggiunto oggi è un risultato epocale», ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, sottolineando come il museo rappresenti «un punto di partenza fondamentale per la valorizzazione dell’identità siciliana e per la rinascita culturale di Gela».
La struttura si estende su circa 4 mila metri quadrati e comprende magazzini archeologici, sale multimediali, aule didattiche e spazi per conferenze, candidandosi a diventare una tappa di riferimento per il turismo archeologico dell’Isola.
Il progetto architettonico e la direzione dei lavori sono stati curati dall’architetto Ettore Di Mauro; responsabile unico del procedimento è stato Emanuele Turco, oggi direttore del Parco archeologico di Gela. L’allestimento museale porta la firma di Filippo Ciancimino, mentre il coordinamento generale è stato seguito dalla soprintendente Daniela Vullo.
Dal mare al museo: la storia del relitto
Il cuore del museo è il relitto di una nave oneraria greca naufragata circa 2.500 anni fa, probabilmente a causa di una tempesta. L’imbarcazione giaceva a poco più di cinque metri di profondità, quasi interamente coperta dalla zavorra litica utilizzata per bilanciare il carico durante le rotte commerciali.
Dopo la scoperta, avvenuta nel 1998, sono state avviate lunghe campagne di scavo e studio che hanno permesso di recuperare il relitto in più fasi, tra il 2003 e il 2008. I legni sono stati quindi trasferiti in Inghilterra, nei laboratori della Mary Rose Archaeological Services a Portsmouth, specializzati nel restauro del legno “bagnato”, dove sono stati sottoposti a desalinizzazione e consolidamento con il metodo dell’impregnazione in Peg.
Oggi il relitto, con il lungo paramezzale, i madieri e parte del fasciame, è esposto al centro di un grande spazio la cui copertura lignea richiama la carena rovesciata di una nave. Attorno, i visitatori possono ammirare il prezioso carico: anfore vinarie e olearie, ceramica attica di grande pregio, vasi figurati, lucerne e oggetti della vita di bordo, tra cui uno zufolo fittile e un piccolo corredo devozionale.
Completano il percorso una camera immersiva e postazioni di realtà virtuale che permettono di rivivere il “viaggio” dell’imbarcazione nel Mediterraneo antico.
Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 13.30 e dalle 15 alle 18 (chiuso il lunedì).
Il biglietto costa 6 euro (per la prima settimana dall’apertura l’ingresso è gratuito).























