
Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa Marika Faraci, mappa emotiva di una donna siciliana che sta abbattendo i pregiudizi tra cultura accademica e mondo digitale. Docente, event manager, divulgatrice digitale e volto impegnato contro il cyberbullismo: la storia di una professionista che ha trasformato la comunicazione in una missione civile.
Nel suo ruolo di Event Manager e Responsabile HR per la Regione Sicilia, si trova a gestire team complessi e committenze esigenti. Qual è il “dietro le quinte” che nessuno vede? Un team funziona quando si sente parte di qualcosa di più grande. Il mio compito è trasformare le singole competenze in una visione condivisa». Dietro ogni evento di successo, racconta, c’è una macchina silenziosa fatta di ascolto, strategia e problem solving. Gestire le risorse umane in contesti istituzionali richiede una ‘mappa emotiva’ molto precisa. La sfida principale non è la logistica, ma l’ascolto. Bisogna saper osservare oltre l’apparenza per coordinare lo staff e mediare con la committenza. Ogni evento è un’occasione per limare l’ego e lasciare spazio all’efficienza collettiva. Dietro l’immagine di perfezione di un evento regionale, c’è uno studio maniacale, molta disciplina e la responsabilità di valorizzare i talenti della mia terra.
Lei collabora con l’Università di Palermo e insegna a diverse fasce d’età. In un’era di soglia dell’attenzione ai minimi storici, come si “stregano” gli studenti oggi?
«I giovani non vogliono lezioni, vogliono dialogo. L’autorevolezza non nasce dalla distanza, ma dalla coerenza». Non mi limito a spiegare contenuti: creo un dialogo costante tra scuola e realtà. Il mio approccio è basato sullo scambio: ogni studente è un mondo da scoprire. Uso il loro linguaggio – veloce, ironico, digitale – per veicolare messaggi di spessore. Quando uno studente mi dice ‘Grazie prof, oggi ho capito qualcosa di me’, capisco che sto facendo la cosa giusta: il mio obiettivo è far sentire i ragazzi ‘visti’. 3. Parliamo di cyberbullismo e uso consapevole dei social. Insieme alla Polizia Postale lei affronta un tema caldissimo. Perché una “influencer” dovrebbe educare ai pericoli del web? “Perché la comunicazione è responsabilità. Vedo troppi giovani (e adulti) schiavi di vite perfette e successi facili che portano solo frustrazione. Il mio impegno è insegnare che il ‘fallimento’ è solo una tappa dell’apprendimento. Educare alla consapevolezza digitale significa proteggere l’anima dei ragazzi dalle distorsioni del web, promuovendo un uso del social che sia uno strumento di crescita e non una trappola per l’autostima.” «I social non sono il problema. Il problema è l’assenza di educazione digitale». Educare all’uso consapevole dei media è una priorità culturale. «Un commento può ferire più di uno schiaffo. Le parole online restano. Per questo scuola, istituzioni e creator devono fare squadra».
Dalla finale di Miss Italia ai progetti HR, il suo Personal Brand sembra un’opera d’arte in continua evoluzione. Qual è il consiglio definitivo per chi vuole costruire una carriera solida oggi? “Siate autentici, anche sotto i riflettori. Il personal brand non è una maschera, è la verità che affiora. Il mio consiglio è non aver paura di essere completi: studiate, siate disciplinati e non perdete mai il contatto con le vostre radici. Io porto la Sicilia ovunque vado, trasformando ogni progetto in un racconto autentico. Il mio obiettivo non è un ‘posto’ di potere, ma generare un impatto: essere una voce libera che dimostra che si può costruire bellezza e professionalità restando al Sud.” «Il personal brand non è costruire un personaggio. È rendere coerente ciò che sei in ogni contesto». «L’immagine attira. La competenza trattiene. Se non c’è sostanza, il consenso dura poco». Il suo obiettivo non è la visibilità fine a sé stessa, ma l’impatto. «Non sogno un posto. Sogno di essere una voce credibile per chi vuole restare al Sud e costruire valore».
Aspirazione futura?
«Vorrei abbattere il muro tra cultura accademica e mondo digitale. Si può essere pop e restare profondi». La bellezza attira, ma è la competenza che lascia il segno. Ricordiamo che L’educazione può essere divertente e il divertimento può essere educativo. C’è chi sceglie una strada. E chi decide di costruire un ponte tra più mondi. La storia di Marika Faraci è quella di una professionista che ha unito educazione, istituzioni, intrattenimento e comunicazione in un unico progetto coerente, riconoscibile e inclusivo.





















