Crisi azzurra. 40 senatori chiedono dimissioni Gravina. Abodi: “Serve rinnovo in Figc”

La partita persa dall’Italia sta provocando un pandemonio e in fondo è anche giusto

Dopo l’ennesimo disastro della Nazionale, fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva, la posizione del presidente Figc Gabriele Gravina è sempre più traballante. 40 senatori, di maggioranza e opposizione, Chiedono apertamente le sue dimissioni. E hanno inoltre firmato un’interrogazione a risposta scritta a Meloni e al ministro dello Sport Andrea Abodi. In sostanza, il messaggio è drammaticamente semplice: dopo una disfatta del genere, il presidente della Figc dovrebbe farsi da parte.

La richiesta arriva al culmine di una bufera politica e sportiva esplosa dopo l’eliminazione dell’Italia. Alla Camera, Salvatore Caiata (FdI) ha chiesto un’informativa urgente ad Abodi, parlando senza giri di parole di “fallimento del calcio italiano”. Nel mirino, ovviamente, Gravina, accusato di aver tolto ai più giovani persino il diritto di sapere cosa siano davvero le famose notti magiche, per loro, più che un ricordo, ormai sembrano folklore.

Anche la Lega ha scelto toni durissimi, affidando ai social del partito un commento dai toni inequivocabili: “Ancora eliminati. È una vergogna inaccettabile”.

Abodi: “Il calcio italiano va rifondato”

Se la politica alza la voce, il ministro dello Sport Andrea Abodi non è da meno e parla apertamente della necessità di una rifondazione del calcio italiano, a partire proprio dai vertici federali. “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici”, ha dichiarato.

Abodi ha anche respinto ogni tentativo di scaricare la colpa su fattori esterni o sulle istituzioni, ricordando che il governo ha sostenuto concretamente il sistema sportivo negli ultimi anni. Cioè: inutile cercare alibi, se per tre Mondiali di fila non ti presenti nemmeno al via, il problema è decisamente in casa. Il ministro non esclude l’ipotesi di un commissariamento della Figc. “Ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili, perché potrebbero esserci i presupposti”.

Gravina minimizza, ma il clima è pesantissimo

Nel frattempo, Gravina si è recato nella sede della Federazione a Roma con una calma disarmante. Ai giornalisti che gli chiedevano come stesse, ha risposto con un laconico: “Bene, bene”. Una serenità che, considerando la situazione, ha il sapore di chi continua a sorridere mentre la casa brucia.

Oggi, 2 aprile, è prevista una prima riunione con le componenti federali. Primo passaggio dopo la mancata qualificazione, in vista del consiglio annunciato per la prossima settimana dopo la sconfitta in Bosnia. Ma Abodi, questa volta, non sembra intenzionato a usare mezzi termini: “A Gravina chiederò personalmente di dimettersi”, ha dichiarato. Il ministro ha poi ricordato i precedenti di Giancarlo Abete e Carlo Tavecchio, che dopo i fallimenti della Nazionale lasciarono l’incarico: “Ebbero un sussulto di dignità”.

La politica si divide, ma non troppo

Non tutta la politica, però, si accoda alla richiesta di dimissioni in modo automatico. Alleanza Verdi e Sinistra prende le distanze dalla linea di Fratelli d’Italia. Marco Grimaldi ha detto che la narrazione non convince: si può anche chiedere conto a Gravina, ma non far finta che il resto del sistema e della politica non abbia responsabilità.

Più articolata la posizione del Pd. Mauro Berruto, sostiene la richiesta di un’informativa urgente al ministro, ma non spinge formalmente per le dimissioni. Secondo lui, prima ancora di trovare un colpevole, bisogna capire come il calcio italiano sia finito in questo baratro. Poi però aggiunge un concetto piuttosto chiaro: le dimissioni non andrebbero chieste, ma arrivare da sole, come gesto di responsabilità istituzionale.

Duro anche Azione, che legge la disfatta della Nazionale come il simbolo di un problema più ampio: “Un fallimento del sistema Italia. Un sistema che perde e non cambia”. E anche qui, il parallelo con la politica è servito: “La responsabilità è mia, ma non mi dimetto”. Un classico nazionale, purtroppo non solo calcistico.

Le critiche arrivano anche dallo sport

Le contestazioni contro Gravina non arrivano solo dalla politica. Anche dal mondo sportivo (persino da discipline diverse dal calcio) provengono critiche pesanti. Soprattutto dopo alcune sue dichiarazioni in cui aveva distinto il calcio professionistico dagli sport dilettantistici, suscitando parecchio fastidio.

E quando a parlare è uno come Dino Zoff, il peso specifico cambia: “Non si tratta di sfortuna, c’è qualcosa che non va”. Detto da lui, basta e avanza. Anche perché dopo tre Mondiali saltati, aggrapparsi alla scusa della sfortuna sarebbe oltremodo fantasioso.

Foto: Ansa, tratta da: tuttosport.com