
L’incidente del 4 marzo
I piani per la gloriosa ferrovia Termini-Centocelle potrebbero esser tramontati mercoledì 4 marzo. Più o meno nel punto in cui due convogli hanno viaggiato così tanto vicini, che hanno finito con l’accartocciarsi l’uno contro l’altro. Così, mentre i tecnici di Atac erano a districare lamiere e binari nei pressi di Ponte Casilino, in Campidoglio prendeva corpo un’idea che fino a poco prima sembrava solo un sussurro. Chiudere la linea già a giugno. Insomma, mandare in pensione con qualche mese di anticipo lo storico “trenino giallo”, magari prima che potesse succedere qualcos’altro degno di un film d’azione.
L’impatto proprio dove non ci voleva
L’incidente del 4 marzo, capitato in uno dei punti più delicati del percorso, rischia infatti di dare una bella accelerata a un piano che era già nell’aria. Archiviare definitivamente la vecchia Roma-Giardinetti e far posto alla futura Linea G, il tram che nelle intenzioni del Comune dovrebbe collegare Termini con Tor Vergata. Un progetto ambizioso, certo, anche se qualcuno ha già iniziato a sollevare il sopracciglio.
L’impatto tra i due treni è avvenuto nel tratto a binario unico di Ponte Casilino, da anni considerato uno dei punti più fragili dell’intera linea. Un po’ come mettere due auto in senso opposto su una strada larga quanto un corridoio e sperare che vada tutto bene. Quel giorno, la ferrovia è stata ovviamente fermata e al suo posto sono circolati autobus sostitutivi che nel traffico romano, hanno “raccolto” i pendolari lungo la Casilina.
Era prevedibile
Per gli esperti di Metrovia, il gruppo che da tempo studia il trasporto pubblico capitolino, non c’è nulla di sorprendente. “Era un disastro annunciato”, spiegano. E in effetti quel restringimento è da anni uno dei punti deboli più evidenti della linea. Proprio questo incidente potrebbe convincere l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, a spegnere definitivamente la ferrovia già a giugno.
I dubbi sulla Linea G
Il problema, però, non riguarda solo il passato. Anche il progetto della futura Linea G, finanziato con circa 231 milioni di euro, secondo Metrovia rischia di portarsi dietro qualche difetto di famiglia. Nel tracciato resterebbero infatti vari tratti a binario alternato, dove i tram dovranno rallentare e aspettare che passi il collega dall’altra parte. Una specie di educato quanto fantozziano “prima lei, no prima lei”.
I punti più delicati sarebbero tre: Ponte Casilino, dove il collo di bottiglia resterebbe a binario unico. Minerva Medica, davanti ai ruderi di via Giolitti, con un nuovo tratto alternato. Giardinetti-Torrenova, con circa 150 metri di binario singolo utile al prolungamento verso l’università. La domanda piuttosto ovvia è: come si gestiscono tre passaggi alternati senza trasformare il viaggio in una lunga serie di attese?
In molte città europee i tram puntano su linee continue e veloci. Qui, avvertono gli esperti, si rischia invece di progettare una linea piena di “colli di bottiglia”.
Ma c’è di più…
Il passaggio a Porta Maggiore, coi binari al centro della carreggiata, potrebbe complicare ulteriormente uno degli incroci più trafficati della città. E al Pigneto mancherebbe un vero interscambio con la Metro C, un dettaglio che in una rete di trasporti di solito non è proprio secondario. C’è poi la questione dei binari previsti su via Giolitti. Secondo alcuni, rischierebbero di trasformarsi in una sorta di barriera visiva proprio davanti a uno dei contesti monumentali più delicati della zona.
Il Campidoglio però vuol tirare dritto
Nonostante dubbi e sopracciglia alzate, il Campidoglio sembra comunque deciso ad andare avanti a passo spedito. La gara d’appalto per costruire la Linea G dovrebbe scattare tra fine marzo e metà aprile. Il progetto prevede una linea lunga 13,3 chilometri con 25 fermate, capace di attraversare tre municipi della Capitale (I, VI e VII). Diventando così una delle infrastrutture principali della mobilità romana.
Ma dal giorno della collisione, la sensazione è che la storica Termini-Centocelle stia lentamente arrivando al suo capolinea. E non quello della linea, proprio quello definitivo.
Foto: Instagram di Odissea Quotidiana





















