Affitti al 50% per chi fa impresa a Tor Bella Monaca

Un nobile accordo: Regione, Ater, Forma Camera, “Tor Più bella”, VI Municipio

La Regione Lazio e Ater Roma hanno deciso di tentare un’operazione che ha il sapore della rigenerazione urbana. Portare attività economiche nei locali dei complessi di edilizia popolare della Capitale. Per farlo hanno firmato un accordo con Forma Camera – azienda speciale della Camera di Commercio di Roma – insieme al Municipio VI di Roma e all’associazione di promozione sociale Tor Più Bella.

L’idea, in sostanza, è semplice: utilizzare gli immobili non abitativi di proprietà di Ater Roma (negozi sfitti, laboratori, piccoli spazi commerciali) per attirare imprese e attività produttive. Per rendere l’operazione meno scoraggiante per chi deve investire, i canoni di locazione saranno dimezzati: il 50% rispetto ai valori minimi di mercato. Un incentivo che dovrebbe convincere commercianti e imprenditori a scommettere su quartieri che, negli ultimi anni, non sono stati esattamente sinonimo di prosperità economica.

Perché

Dietro questa iniziativa c’è un obiettivo dichiarato: riattivare il tessuto sociale e commerciale delle periferie romane. Perché, come spesso accade nelle città italiane, quando i negozi abbassano le serrande e le vetrine restano vuote, il degrado non tarda ad arrivare. L’auspicio della Regione è che nuove attività possano riportare movimento, servizi e una minima vitalità economica dove oggi regnano soprattutto serrande chiuse e qualche murales di protesta.

Il test

Il progetto pilota partirà a Tor Bella Monaca, quartiere che negli anni è diventato quasi un simbolo delle difficoltà urbanistiche e sociali della Capitale. Qui, Ater dispone di un numero significativo di locali commerciali inutilizzati. L’idea è trasformarli in opportunità per piccole imprese, laboratori artigiani, attività di vicinato o servizi per i residenti. In altre parole: provare a sostituire il vuoto economico con qualcosa di più produttivo, possibilmente prima che decida di farlo qualcun altro, meno interessato alla legalità.

Occhio a chi affitta

Non è un caso che la Regione Lazio, capofila dell’iniziativa, abbia previsto anche un ruolo di vigilanza sulla trasparenza e sulla prevenzione delle infiltrazioni criminali. Un dettaglio che, parlando di quartieri complessi, non è mai superfluo. Il fine è assicurare che le nuove imprese contribuiscano a ricostruire il tessuto sociale locale e a contrastare la presenza della criminalità organizzata. Fenomeno che prospera soprattutto dove lo Stato e l’economia legale lasciano spazi vuoti.

Un monitoraggio di tre anni

Il progetto ha una durata di tre anni e prevede un sistema di “controllo” continuo dei risultati. Se l’esperimento dovesse funzionare, il modello potrebbe essere allargato ad altri Municipi della Capitale. L’idea è trasformarlo in una “buona pratica” di collaborazione tra istituzioni pubbliche, associazioni del territorio e mondo imprenditoriale.

Molte città europee stanno investendo nella rigenerazione delle periferie grazie al ritorno delle attività economiche di prossimità. Tutto questo si concretizza in contesti urbani dove operano grandi aziende e poli produttivi. Basti pensare a realtà come Eni, Leonardo o Ferrovie dello Stato, presenti nell’area romana. La sfida è evitare che la crescita economica resti confinata nei quartieri direzionali e nei distretti industriali, lasciando intere zone residenziali ai margini dello sviluppo.

Semplice equazione

In fondo, il principio è piuttosto semplice: senza economia locale non c’è vita urbana che tenga. I quartieri popolari non hanno bisogno soltanto di palazzi ristrutturati o panchine nuove, ma di attività, lavoro, servizi e persone che “alzano le serrande” ogni mattina. Se poi tutto questo riuscirà davvero a cambiare il destino di alcune periferie romane, lo dirà il tempo. Per ora l’esperimento sembra voler dimostrare che tra degrado cronico e rilancio urbano esiste anche una terza via che si può percorrere. Quella, molto meno spettacolare ma forse più concreta, fatta di botteghe, imprese e contratti di affitto un po’ più abbordabili.

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