
Nell’epoca della digitalizzazione e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, il tessuto economico nazionale appare sempre più condizionato dalle dinamiche geopolitiche internazionali. Tra i comparti maggiormente esposti a queste tensioni vi è senza dubbio quello dell’autotrasporto e della logistica, oggi stretto tra nuove difficoltà operative, l’aumento delle accise e una crescente contrazione delle tariffe imposta da committenze sempre più aggressive e dominanti.
Proprio in questi giorni si sta delineando uno scenario fortemente contraddittorio. Tra proclami, slogan politici e la diffusione di notizie non verificate, si parla con insistenza di un possibile stop dei “bisonti della strada”, soprattutto in Sicilia e, a macchia di leopardo, in altre aree della penisola. Una narrazione che, secondo molti operatori del settore, rischia di generare soltanto confusione e allarmismo.
“Questi proclami e questa situazione di instabilità, in cui si inseriscono anche i cosiddetti pennivendoli attraverso una comunicazione poco trasparente – dichiara il Presidente della Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (L.A.A.I.S.N.), Tania Andreoli – non fanno bene al nostro Paese e destabilizzano l’opinione pubblica, lontanissima dal nostro mondo e dai nostri problemi storici. Questioni che non riguardano certo il Sea Modal Shift (ex Mare Bonus) o qualche intervista virale diffusa sui social”.
Secondo Andreoli, il momento storico che il settore sta attraversando è segnato anche da una preoccupante carenza di idee e di progettualità. “Si arriva persino a riprendere articoli di altre associazioni per propagandare scioperi e blocchi inesistenti. È evidente una strumentalizzazione sia politica sia economica, in un contesto in cui le committenze detengono un potere contrattuale sempre più forte e si accentua la frattura tra grandi flotte e piccole e medie imprese”.
La L.A.A.I.S.N. ricorda inoltre la differenza tra sciopero e fermo. Lo sciopero rappresenta infatti l’astensione collettiva e concordata dal lavoro da parte di lavoratori subordinati per tutelare interessi comuni, migliorare le condizioni lavorative o manifestare dissenso. Il fermo, invece, è una forma di protesta che comporta l’interruzione dell’attività produttiva o della circolazione delle merci, pur non rientrando nel dispositivo dell’articolo 40 della Costituzione.
“La nostra associazione si è sempre dissociata da questo modus operandi – afferma il Vicepresidente Giuseppe Neri – perché non produce alcun risultato concreto. Al contrario, contribuisce a creare nell’opinione pubblica una visione distorta della nostra categoria. L’autotrasporto non ha bisogno di slogan o fake news, ma di soluzioni reali che, ad oggi, nessuno sembra in grado di offrire”.
Il settore, sottolinea Neri, soffre di una forte frammentazione interna e di una mancanza di omogeneità strutturale, mentre il divario tra la logistica italiana e quella dei principali partner europei appare sempre più evidente. “Siamo di fronte a un comparto in grande difficoltà, in cui l’attuale situazione geopolitica rischia di diventare soltanto un pretesto per non affrontare problemi ben più radicati”.
Da qui nasce una domanda inevitabile: se la campagna mediatica di questi giorni su un presunto stop alla circolazione delle merci non rientra né nella definizione di sciopero né in quella di fermo, non si può che ipotizzare una strumentalizzazione finalizzata a generare instabilità e panico sociale, lasciando però irrisolte le questioni che da anni affliggono il settore.
La L.A.A.I.S.N., intanto, dichiara di voler proseguire il proprio percorso in controtendenza, ponendo al centro non slogan o promesse irrealistiche, ma la ricerca di verità ed etica. Due valori che, secondo l’associazione, rappresentano l’unica base possibile non solo per rilanciare un comparto sempre più condizionato dalle dinamiche politiche ed economiche, ma anche per restituire equilibrio all’intero sistema economico nazionale ed europeo.































