
di Redazione Prima Stampa
CALTAGIRONE – In occasione della Festa della Liberazione, un momento che per l’Italia intera rappresenta il simbolo del riscatto e dell’unione, abbiamo incontrato Luca Giarmanà. Co-fondatore dell’associazione “Parlamente” ed ex assessore del Comune di Caltagirone, Giarmanà resta una figura di riferimento nel panorama civile e politico locale, osservatore attento delle dinamiche che muovono il territorio calatino.
L’obiettivo: Distruggere l’idea dell’uomo solo al comando
Alla domanda sui suoi obiettivi futuri, la risposta non lascia spazio a personalismi. Il focus è collettivo: «Il mio obiettivo è creare comunità», spiega Giarmanà. «Non ho mai creduto all’idea dell’uomo solo al comando che, da solo, riesce a cambiare le sorti di un territorio. Le comunità devono imparare a riscoprirsi e, insieme, determinare e raggiungere i propri traguardi».
Politica locale o impegno regionale?
Nonostante le voci di un possibile ritorno in campo per le prossime amministrative, Giarmanà mantiene un profilo di prudente apertura, pur confermando uno sguardo rivolto a un orizzonte più ampio: «Al momento sono orientato su altro; mi è stato chiesto di dare una mano a livello regionale e territoriale in senso esteso. Tuttavia, se la mia città avesse bisogno — che sia per pulire un’aiuola o per impegnarsi nelle istituzioni — non mi sottrarrei. L’ho già fatto e lo rifarei».
Il valore degli spazi: Il caso Villa Patti
Il discorso si sposta poi su Villa Patti, cuore pulsante dell’attivismo giovanile grazie alla Consulta. «È splendido vedere i giovani attivarsi per celebrare il 25 Aprile», commenta l’ex assessore. «Il mio augurio è che non solo la Consulta, ma tante altre realtà facciano rivivere Villa Patti e tutti quegli spazi cittadini oggi inutilizzati o gestiti male. Abbiamo troppi luoghi che potrebbero diventare sedi vitali per le associazioni».
Un messaggio ai giovani: Restare è una missione
In chiusura, un pensiero rivolto a chi guarda al futuro con incertezza. Per Germanà, la scelta di restare a Caltagirone si riassume in un binomio preciso: «Con coraggio».
«Non è facile e non va demonizzato chi sceglie di andare via», conclude, «ma chi rimane si intesta una missione ammirevole. In me troveranno sempre un supporto, qualcuno pronto a fare rete per realizzare progetti concreti».
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