
Presentato alla Conferenza Episcopale Italiana il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia realizzato da Caritas Italiana. Basato sui dati del 2025 attraverso la rete dei centri di ascolto e dei servizi presenti sul territorio. Lo studio, illustrato da Federica De Lauso, è stato arricchito dagli interventi dello studente Andrea Di Criscio e dello scrittore Eraldo Affinati, che hanno invitato a leggere i numeri come espressione delle storie e delle fragilità delle persone.
La povertà è in aumento
Il rapporto evidenzia come la povertà sia ormai un fenomeno strutturale e non più temporaneo. Nel 2025 le persone sostenute dalla rete Caritas sono aumentate dell’1,7% rispetto all’anno precedente, confermando livelli ancora superiori a quelli precedenti alla pandemia.
Il tragico picco degli over 65
Tra gli aspetti più rilevanti emerge il forte incremento degli anziani in difficoltà. Negli ultimi dieci anni gli over 65 assistiti sono cresciuti del 191%, contro un aumento complessivo dell’utenza del 48%. Il dato riflette il legame sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, problemi di salute, isolamento sociale e indebolimento delle reti familiari.
Invecchiamento e solitudine
Cresce anche il numero delle persone sole, passate dal 23,8% al 32,9% dell’utenza. Lutti, separazioni e altre difficoltà personali contribuiscono infatti alla perdita di relazioni e di sostegno, aggravando le vulnerabilità.
Lavoro povero e bisogni sanitari
Il report registra inoltre un aumento del 69% dei bisogni sanitari, compresi quelli psicologici, e segnala la diffusione del fenomeno dei lavoratori poveri. Pur avendo un’occupazione, molti non riescono a raggiungere una stabilità economica: la quota raggiunge il 31,7% tra i 35-44 anni e il 31% tra i 45-54 anni, più del doppio rispetto al 13,3% rilevato nel 2015.
Affitti cari, emergenza casa, famiglie con minori
Le famiglie con figli restano le principali destinatarie degli interventi Caritas e rappresentano il 52% delle persone seguite. Rimane centrale anche l’emergenza abitativa: oltre 24 mila persone vivono senza una casa, mentre molte altre faticano a sostenere affitti, bollette e spese ordinarie o abitano in alloggi inadeguati. La casa continua così a essere uno dei principali fattori di precarietà.
Se la povertà diventa cronica
Il rapporto segnala anche un aumento della povertà cronica e della sua intensità, con persone che restano in condizioni di disagio per periodi sempre più lunghi. Diminuiscono invece i nuovi poveri, che rappresentano il 37,6% dell’utenza. L’aumento dell’ISEE medio familiare, passato da 4.315 a 4.974 euro, non indica un miglioramento delle condizioni economiche, ma l’ampliamento della platea di famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente maggiori, continuano ad avere bisogno di sostegno.
Il bilancio sociale
Nelle conclusioni, il presidente di Caritas Italiana, mons. Benoni Ambarus, ha sottolineato la responsabilità delle comunità cristiane nel farsi vicine alle persone più fragili. Mentre il direttore don Marco Pagniello ha ribadito che il report deve essere uno strumento per orientare le scelte delle istituzioni e delle comunità. Promuovendo politiche più efficaci contro povertà, solitudine, lavoro povero e disagio abitativo.
Considerazioni politiche
Il report Caritas, con le sue relative specificazioni e dettagli, collide con la narrazione che arriva dal governo. La politica infatti, continua a passare il messaggio che aumenta il benessere e la stabilità delle famiglie. Siamo informati quasi costantemente che dal governo arrivano misure a pioggia a tutela dei cittadini. Un’altra informazione che rimbalza spesso sui media è quella della crescita dell’occupazione. Insomma un quadro che dovrebbe essere più che rassicurante. Vengono allora da ipotizzare due cose: mente la Caritas o mente l’esecutivo di Palazzo?
Foto: caritas.it



























