L’Europa riconosce l’insularità della Sicilia: ora l’Isola può cambiare davvero rotta

Con la nuova strategia Ue dedicata alle isole e 1,5 miliardi già disponibili, si apre una fase decisiva per imprese, territori e cittadini. Ma la sfida resta trasformare le risorse in interventi concreti.

Per la Sicilia, dove vivere e produrre costa ogni anno 6,54 miliardi in più rispetto alla media nazionale, il riconoscimento formale dell’insularità da parte della Commissione europea rappresenta un passaggio storico. La nuova “Strategia per le isole europee”, presentata il 10 giugno, mette sul tavolo 1,5 miliardi di euro e cinque priorità: competitività, decarbonizzazione, difesa, alloggi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica. Una cornice che gli Stati e le Regioni potranno ampliare rimodulando i fondi FESR, FSE+ e Coesione.

L’obiettivo è trasformare gli ostacoli in opportunità. Ma per la Sicilia la traduzione concreta di questa ambizione resta, per ora, tutta da costruire.

Trasporti, giovani, energia: le tre fratture da colmare

In nessun’altra regione italiana distribuire merci costa quanto in Sicilia: i differenziali arrivano al 58%. A pesare sono anche i rincari dei noli marittimi legati all’ETS europeo. La strategia Ue punta a ridurre questi divari, ma le imprese temono che senza una filiera amministrativa efficiente — programmazione, bandi, progetti, erogazioni — le risorse rischino di restare sulla carta.

La Sicilia è scesa sotto i 4,8 milioni di residenti, con un saldo naturale negativo e oltre 56 mila laureati emigrati in dieci anni. La Svimez stima in 6,8 miliardi l’anno il costo della mobilità interna dei giovani dal Sud verso il Centro-Nord. La Regione prova a invertire la rotta con rimborsi Irpef fino al 60% per chi rientra nei piccoli comuni, mentre Bruxelles punta a rafforzare servizi essenziali come sanità, scuola e alloggi.

La Sicilia produce rinnovabili, esporta energia, ma paga bollette più alte della media. La strategia europea prevede interventi per accelerare decarbonizzazione e sicurezza energetica, mentre sul fronte marittimo introduce strumenti per pescaturismo, bioeconomia blu e crediti di carbonio marino: opportunità ancora da tradurre in pratica, ma cruciali per un’isola con oltre 1.000 km di coste.

Il risultato arriva dopo un iter iniziato nel 2020 con la legge-voto dell’ARS e proseguito con la riforma costituzionale del 2022. La consultazione pubblica europea — la più partecipata di sempre — ha visto protagonisti Regione, Comuni, Autorità portuali, pescatori e imprese.

Il riconoscimento europeo consente di riportare al centro dell’agenda temi strategici quali connettività, energia, servizi essenziali e coesione territoriale. La fase che si apre adesso è la più rilevante: garantire che le risorse disponibili si traducano in interventi concreti a beneficio dei territori, delle imprese e delle comunità locali. Ciò che serve, oggi, è un’attuazione tempestiva ed efficace.