
La stagione estiva 2026 è già iniziata sul piano del reclutamento. Se guardiamo ai dati disponibili e alle tendenze degli ultimi due anni, emerge un fenomeno molto interessante. Il turismo italiano continua a generare una forte domanda di lavoro stagionale, ma trova sempre più difficoltà a reperire personale. Questo sta accentuando i movimenti interregionali dei lavoratori, soprattutto giovani, che si spostano verso le aree turistiche ad alta intensità stagionale.
Il quadro nazionale
Secondo il sistema Excelsior di Unioncamere, nel trimestre maggio-luglio 2026 le imprese turistiche italiane prevedono circa 440.000 ingressi lavorativi. (Valore più elevato tra tutti i comparti dei servizi). Nel mese di maggio le imprese del turismo hanno ricercato circa 129.000 lavoratori. Il problema non è la mancanza di posti di lavoro, ma la difficoltà nel trovare candidati. Il 42% delle posizioni ricercate dalle imprese risulta di difficile reperimento, quota che, per turismo e ristorazione, è spesso superiore alla media nazionale. Non abbiamo ancora statistiche ufficiali per l’estate 2026 sui flussi interregionali dei lavoratori stagionali, ma l’analisi delle dinamiche occupazionali e dei territori delinea già una geografia abbastanza chiara.
Regioni che attraggono lavoratori stagionali
Le principali destinazioni restano:
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Trentino-Alto Adige (alberghi, ristorazione, turismo montano)
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Veneto (Jesolo, Garda, Venezia)
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Emilia-Romagna (Riviera Romagnola)
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Toscana (costa e agriturismo)
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Sardegna
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Liguria
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Valle d’Aosta
Si aggiungono poi, località lacustri e destinazioni di lusso che da anni soffrono una cronica carenza di personale.
Regioni che “esportano” lavoratori
Storicamente il bacino principale continua a essere il Mezzogiorno:
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Sicilia
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Calabria
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Campania
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Puglia (soprattutto nelle aree interne)
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Basilicata
Ma cresce anche la mobilità dalle periferie del Centro Italia e da piccoli comuni montani.
I giovani continuano a partire?
Sì, ma con caratteristiche diverse rispetto a dieci anni fa. Chi si sposta per la stagione estiva oggi è spesso: diplomato o universitario; disponibile a trasferirsi solo se sono inclusi vitto e alloggio; non disposto ad accettare condizioni irregolari o retribuzioni molto basse; propenso a cambiare datore di lavoro da una stagione all’altra.
Discussioni pubbliche e testimonianze online mostrano che molti giovani del Sud vedono il lavoro stagionale come una opportunità per accumulare risparmi o finanziare studi universitari. Ma cresce la percezione che il settore non offra prospettive di stabilizzazione.
I dati del 2024 e del 2025
Stando ai dati INPS, nel 2024 i contratti stagionali hanno mantenuto una dinamica positiva (+1% nel primo quadrimestre), in controtendenza rispetto ad altre forme contrattuali.
Nel 2025, invece, il primo trimestre aveva registrato una flessione delle assunzioni stagionali (-19,3%). Ma il calo era inserito in un rallentamento generale delle assunzioni e comunque, le imprese turistiche hanno continuato a segnalare forti carenze di personale durante la stagione successiva.
Nel complesso, il mercato del lavoro italiano ha chiuso il 2025 con un saldo occupazionale ancora positivo e con una crescita dei rapporti stagionali e intermittenti.
Una stima ragionata per l’estate 2026
Pur in assenza di una previsione ufficiale sui flussi migratori stagionali interregionali, alcuni indicatori consentono una valutazione:
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La domanda di personale turistico rimane molto elevata (440 mila ingressi previsti nel trimestre maggio-luglio).
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La difficoltà di reperimento resta superiore al 40%.
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Le aree turistiche del Nord e delle isole non dispongono di bacini locali sufficienti.
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La crescita dell’occupazione stabile in altri settori riduce il numero di persone disposte ad accettare lavori stagionali meno attrattivi.
È quindi plausibile attendersi nell’estate 2026 un flusso di decine di migliaia di giovani lavoratori che si sposteranno dalla propria regione verso località turistiche, con una mobilità pari o poco superiore a quella osservata nel biennio 2024-2025.
La vera novità del 2026
La novità è l’aumento del numero assoluto di lavoratori stagionali, bensì la crescente selettività dei candidati. Oggi molte strutture riescono a reclutare personale solo se offrono: alloggio gratuito o fortemente agevolato. Turnazioni più sostenibili. Possibilità di rinnovo stagionale. Percorsi verso contratti più stabili.
In altre parole, il mercato del lavoro turistico sta passando da un modello in cui erano i lavoratori a competere per i posti disponibili a uno in cui, sempre più spesso, sono le imprese a competere per attrarre i lavoratori. Questa è probabilmente la tendenza più significativa che caratterizzerà l’estate 2026.
Foto: bargiornale.it
































