Caltagirone, detenuto morto in carcere dopo un presunto infarto non riconosciuto: associazioni chiedono chiarezza sul caso

CALTAGIRONE – Un decesso avvenuto all’interno della casa circondariale di Caltagirone riaccende il dibattito sulle condizioni della sanità penitenziaria italiana. Al centro della vicenda c’è la morte di Gaetano Sciacca, 48 anni, deceduto nelle prime ore del 26 giugno scorso. Secondo quanto denunciato in un comunicato congiunto dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Movimento Italiano Diritti Detenuti, l’uomo sarebbe stato vittima di un infarto che, nei giorni precedenti al decesso, sarebbe stato erroneamente interpretato come un disturbo gastrico.

Stando a quanto riferito dalle associazioni, Sciacca avrebbe manifestato ripetutamente sintomi riconducibili a un possibile evento cardiaco: forti dolori allo sterno e al braccio destro, intensa sudorazione e affaticamento. Nonostante le richieste di essere trasferito al Pronto Soccorso, i medici dell’istituto avrebbero ritenuto i disturbi compatibili con una gastrite, prescrivendo esclusivamente la somministrazione di Riopan, farmaco utilizzato per alleviare i sintomi legati all’acidità gastrica.

Il racconto della famiglia

La vicenda è stata portata all’attenzione della presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, attraverso Mirko Federico, attivista impegnato nel mantenere i contatti con detenuti e familiari. Successivamente Bernardini ha raccolto la testimonianza della moglie della vittima, Italia Noemi, e dell’avvocata Angela Giachino, che assiste la famiglia.

Secondo il racconto della moglie, il giorno della morte del marito si sarebbe recata presso il carcere, intorno all’ora di pranzo, nel tentativo di poterlo vedere. Tuttavia, riferisce la donna, l’incontro non sarebbe stato autorizzato. Gaetano Sciacca lascia la moglie, quattro figli – il più giovane dei quali ha 17 anni – e alcuni nipoti. Il più piccolo, raccontano i familiari, non ha mai avuto la possibilità di conoscere il nonno.

Il percorso detentivo

Sciacca stava scontando una condanna definitiva a sei anni e quattro mesi di reclusione per violazione dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti ed era detenuto da circa tre anni.

L’avvocata Angela Giachino sottolinea come il suo assistito avesse intrapreso un percorso rieducativo positivo. «Aveva riconosciuto fin da subito le proprie responsabilità davanti al GUP – afferma la legale – e aveva anche effettuato una donazione di 1.500 euro a favore di una comunità per tossicodipendenti. Stava affrontando la pena con un comportamento esemplare».

Disposta l’autopsia

Per fare piena luce sulle cause della morte, è stato disposto l’esame autoptico sulla salma di Gaetano Sciacca, fissato per il 7 luglio. L’accertamento medico-legale rappresenterà un passaggio fondamentale per chiarire se vi siano state eventuali responsabilità nell’assistenza sanitaria prestata durante la detenzione.

Nel frattempo, Nessuno Tocchi Caino e il Movimento Italiano Diritti Detenuti hanno annunciato che seguiranno da vicino l’evolversi della vicenda, garantendo anche un sostegno economico alla famiglia per la nomina di un consulente medico-legale di parte.

Annunciata un’interrogazione parlamentare

L’associazione guidata da Rita Bernardini ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, affinché vengano accertate eventuali criticità nel funzionamento della sanità penitenziaria.

«Nelle carceri italiane – afferma Bernardini – è troppo facile morire per incuria. Se questa vicenda non fosse stata segnalata, probabilmente non sarebbe mai emersa. È necessario fare piena luce su quanto accaduto e garantire che il diritto alla salute venga tutelato anche per chi si trova in stato di detenzione».

L’esito degli accertamenti medico-legali e delle eventuali indagini giudiziarie sarà determinante per stabilire le responsabilità e ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte del detenuto

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