Crisi SIE, la CISAL lancia l’allarme: nessun lavoratore dovrà pagare il prezzo della transizione

La risoluzione del contratto tra l’Assemblea Territoriale Idrica di Catania e la SIE segna la fine di una gestione contestata e l’inizio di una fase che il sindacato CISAL definisce “la più delicata”: quella in cui si decide il destino dei lavoratori, degli investimenti e del servizio idrico in un territorio fragile come la provincia etnea.

L’ATI ha votato il 30 giugno con una maggioranza dell’83,4% la rescissione del rapporto con Servizi Idrici Etnei per gravi inadempienze. Una scelta politica e amministrativa che, secondo il segretario confederale Giovanni Lo Schiavo e il segretario provinciale FederEnergia Pietro Scalia, non può essere considerata un punto d’arrivo. “La nostra priorità assoluta è garantire il futuro occupazionale di tutti i lavoratori che, nonostante difficoltà enormi, hanno assicurato ogni giorno un servizio essenziale”, affermano.

Il contesto è complesso: 58 Comuni, una rete idrica che disperde oltre metà dell’acqua immessa, infrastrutture al limite del collasso, il rischio concreto di perdere fondi europei e PNRR, e una forza lavoro frammentata proveniente da ex gestioni comunali e sub-affidamenti. Per la CISAL, la transizione verso un nuovo modello gestionale dovrà partire proprio dalla tutela di chi ha garantito il servizio negli anni più difficili.

Il sindacato richiama la normativa nazionale – dalla Legge Galli al Codice dell’Ambiente – che impone il superamento della frammentazione attraverso un Gestore Unico per ogni Ambito Territoriale Ottimale, in linea con lo spirito del referendum del 2011 sull’acqua pubblica. Alla luce di questo quadro, la CISAL presenta tre condizioni che definisce “non negoziabili”.

La prima è una clausola sociale senza deroghe: passaggio diretto e immediato di tutto il personale al futuro gestore, senza perdita di posti, riduzioni salariali o disparità di trattamento. La seconda riguarda la difesa degli investimenti: mettere in sicurezza i fondi PNRR ed europei significa proteggere sia la rete idrica sia le competenze specializzate dei lavoratori. La terza è l’apertura di un tavolo permanente di confronto tra ATI e sindacati per accompagnare ogni fase della liquidazione e della transizione verso il nuovo gestore.

“Difenderemo lavoro, acqua pubblica e cittadini”, ribadiscono Lo Schiavo e Scalia. L’obiettivo è consegnare alla provincia di Catania una gestione moderna, efficiente e trasparente, capace di coniugare qualità del servizio, tutela dell’occupazione e sviluppo del territorio. Una sfida che richiede responsabilità istituzionale, visione strategica e un impegno costante per evitare che la crisi SIE diventi un costo sociale pagato dai lavoratori e dalle comunità locali.