Gestione acque: SIEte pronti?

Lo scenario che si apre dopo lo scioglimento del contratto con la Società Idrica Etnea (SIE) è quello di una transizione delicata, ma anche di una possibile rinascita per la gestione dell’acqua pubblica nel territorio etneo. I Comuni che hanno deciso di interrompere il rapporto con il gestore privato si trovano ora davanti a un bivio: ricostruire un sistema idrico efficiente, trasparente e sostenibile, oppure rischiare una fase di stallo che potrebbe compromettere la continuità del servizio.

La prospettiva più concreta è quella di una gestione interamente pubblica, affidata a un consorzio territoriale o a una società in house, capace di coordinare investimenti e manutenzioni con criteri di prossimità e responsabilità. L’obiettivo è creare un modello che valorizzi le competenze locali e garantisca un controllo diretto da parte dei cittadini e delle amministrazioni. In questo senso, la decisione dei Comuni non è solo amministrativa, ma anche politica e culturale: riaffermare che l’acqua è un bene comune, non una merce.

Sul piano operativo, la sfida sarà duplice. Da un lato, occorre gestire il passaggio del personale e delle infrastrutture senza interruzioni; dall’altro, bisogna pianificare gli interventi di ammodernamento delle reti, sfruttando i fondi europei e nazionali. Le perdite idriche, in alcune aree superiori al 50%, richiedono un piano straordinario di sostituzione delle condotte e digitalizzazione dei sistemi di controllo.

Il futuro della gestione idrica nel Catanese dipenderà dalla capacità dei Comuni di fare rete, di superare le logiche frammentarie e di costruire una governance condivisa. La nascita di un gestore unico pubblico potrebbe rappresentare un punto di svolta, ma serviranno competenze tecniche, visione strategica e un impegno politico costante.