
Una giornata al mare non dovrebbe costare una fortuna
Ogni estate la stessa storia si ripete: c’è chi prova a trasformare una giornata al mare in un percorso a ostacoli per chi non vuole spendere una fortuna. Stavolta la polemica arriva dalla Puglia, dove alcuni gestori di stabilimenti balneari hanno contestato la possibilità che i clienti entrino con panini, bibite o altri alimenti preparati a casa. L’obiettivo, nemmeno troppo nascosto, è spingere i bagnanti a consumare esclusivamente nei bar e nei ristoranti interni agli stabilimenti.
Una posizione che molti giudicano inaccettabile. Vietare o scoraggiare il pranzo al sacco significa infatti limitare la libertà dei clienti e trasformare un servizio facoltativo, come la ristorazione, in un obbligo di fatto. Una scelta che pesa soprattutto sulle famiglie, già alle prese con il continuo aumento dei prezzi di ombrelloni e lettini.
Non è elegante consumare il panino portato da casa
I gestori parlano di presunti “danni economici” e addirittura di “danni d’immagine” se i clienti mangiano un panino portato da casa. Un’argomentazione che fatica a convincere. Il vero problema sembra essere un altro: massimizzare gli incassi imponendo consumazioni all’interno dello stabilimento. Anche a chi ha già pagato cifre sempre più elevate per accedere ai servizi della spiaggia.
Lettini e ombrelloni prezzi in forte rialzo
Le associazioni dei consumatori denunciano da tempo questa deriva. Secondo l’Adoc, nel Salento i prezzi di lettini e ombrelloni sono aumentati mediamente del 25% negli ultimi cinque anni, con rincari che in alcune località hanno raggiunto addirittura il 50%. In questo contesto, pretendere che una famiglia acquisti anche pranzo e bevande al bar del lido rischia di trasformare una semplice giornata al mare in una spesa proibitiva.
Panini nascosti
Emblematiche le testimonianze raccolte dal Corriere della Sera: famiglie costrette a nascondere panini e focacce sul fondo dello zaino per evitare discussioni ai controlli all’ingresso. Una situazione surreale, che dà l’impressione di dover introdurre di nascosto qualcosa che, in realtà, è perfettamente legittimo.
Il governatore della Regione Puglia
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha criticato apertamente la posizione di alcuni concessionari. In un video pubblicato sui social ha ricordato che i costi per trascorrere una giornata in uno stabilimento sono già molto elevati. E, di conseguenza, ha contestato l’idea che chi paga ombrellone e lettini debba essere obbligato anche a consumare nel ristorante del lido.
Decaro ha inoltre ricordato che la Regione disciplina già il decoro delle spiagge attraverso l’ordinanza balneare. Dal 2019 è vietato l’utilizzo della plastica monouso e chi porta il pranzo da casa deve utilizzare stoviglie biodegradabili. Al di fuori di queste regole ambientali, vietare l’ingresso di cibo appare come un tentativo di tutelare esclusivamente gli interessi commerciali dei gestori. Altro che decoro o qualità dell’esperienza in spiaggia.
L’Unione Consumatori
Dal punto di vista normativo la questione è piuttosto chiara. L’Unione Nazionale Consumatori ribadisce da anni che uno stabilimento balneare non può impedire ai clienti di portare con loro cibo e bevande. La concessione demaniale riguarda infatti i servizi di spiaggia, come ombrelloni, lettini e cabine, non impone certo l’obbligo di acquistare alimenti presso il bar dello stabilimento. Chi paga per usufruire della spiaggia ha quindi il diritto di consumare un panino, una focaccia, un’insalata o qualsiasi altro pasto preparato autonomamente.
Naturalmente questo diritto non autorizza comportamenti irrispettosi. Nessuno può occupare spazi comuni con tavoli, barbecue, frigoriferi ingombranti o organizzare veri e propri picnic che disturbino gli altri. Resta ovviamente l’obbligo di mantenere pulita la spiaggia, raccogliere i propri rifiuti e rispettare le ordinanze comunali.
Ciò che invece non trova alcuna giustificazione è la pretesa di alcuni concessionari di trasformare il bar del lido in una tappa obbligata. Il mare è un bene pubblico dato in concessione per offrire servizi ai cittadini, non uno spazio dove limitare la libertà dei clienti per incrementare gli incassi. Chi sceglie di portarsi un panino da casa non arreca alcun danno: esercita semplicemente un diritto che nessun regolamento interno può cancellare.
Per inciso, è giusto ricordare che: In spiaggia si possono portare panini, borracce o borse frigo. Il gestore del lido non può impedirlo. Soprattutto non può perquisire né sequestrare nulla: la legge lo vieta. Infatti, se un privato tenta di farlo, rischia due reati: violenza privata e usurpazione di funzioni pubbliche.
Foto: cookist.it
































