Il governatore della Sicilia rassicura: “L’acqua c’è e il sistema reggerà”. Ecco perché

Lo spettro della crisi idrica

La Sicilia continua a fare i conti con un’estate sempre più rovente e col rischio che il caldo estremo riaccenda l’incubo della crisi idrica. Ma il vero problema, più che la mancanza d’acqua, è la capacità di conservarla e distribuirla senza disperderne quasi la metà lungo reti ormai vecchie e malridotte. Una situazione che, con investimenti mirati e una reale volontà politica, potrebbe essere affrontata e ridimensionata.

La Regione ha affrontato e affronta il problema

Intervenendo su Sky Tg24, il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani ha spiegato che le riserve negli invasi sono sufficienti ad affrontare la stagione estiva. “Negli ultimi mesi – ha ricordato – la Regione ha destinato circa 270 milioni di euro al potenziamento dell’approvvigionamento idrico. Realizzando nuovi pozzi e recuperando oltre 2.100 litri d’acqua al secondo da impianti rimasti inutilizzati per anni”. Schifani ha poi sottolineato che a questo, si aggiungono gli interventi di manutenzione su alcune dighe e l’attivazione dei dissalatori di Porto Empedocle, Trapani e Gela. Questi impianti oggi in grado di immettere complessivamente circa 300 litri al secondo di acqua potabile.

Dispersione, questo è il reale problema

Per il governatore, dunque, non è tanto la disponibilità della risorsa a preoccupare ma l’enorme quantità che viene sprecata prima di arrivare nelle case dei cittadini. In Sicilia le perdite della rete idrica oscillano tra il 48 e il 50%, ben oltre una media nazionale già elevata, pari al 41%. Numeri che fotografano un sistema fragile e che rendono evidente come la vera emergenza sia rappresentata dalle infrastrutture obsolete. La strada da seguire, afferma Schifani, è quella già avviata con gli interventi sulla rete di Agrigento. Riparare le condotte, modernizzare gli acquedotti e ridurre gli sprechi. Un obiettivo che, se perseguito con continuità, potrebbe trasformare l’emergenza in un problema gestibile.

I cambiamenti climatici

Il presidente della Regione ha poi richiamato l’attenzione sugli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Ricordando come eventi estremi, dal ciclone Harry alle ondate di calore, stiano modificando profondamente il territorio siciliano. “Per questo è attivo un sistema di monitoraggio, soprattutto a tutela delle persone più vulnerabili, con un’allerta inviata a tutt le Aziende Sanitarie affinché venga garantita assistenza costante in particolar modo nei giorni più critici”.

La Regione ha ben gestito l’emergenza dei voli causata dall’Etna

Schifani è poi uscito per un attimo dal seminato, spendendo parole di soddisfazione sulla capacità della macchina organizzativa regionale di gestire anche l’emergenza causata dall’attività dell’Etna. Il fenomeno infatti, aveva costretto alla sospensione dei voli all’aeroporto di Catania. “I passeggeri sono stati redistribuiti sugli scali di Palermo, Trapani e Comiso e, nonostante le inevitabili difficoltà, il sistema ha consentito di assistere migliaia di viaggiatori verso le destinazioni previste”. Insomma, se nessuno dà una pacca sulle spalle a Schifani, lui provvede a darsela da sé.

La voce del M5S

Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle di Catania, che ha accolto con favore la decisione del TAR, ritenendola una conferma della necessità di programmare lo sviluppo della città senza sacrificare il territorio. Il consigliere comunale Graziano Bonaccorsi ha respinto l’etichetta di forza politica contraria a ogni opera pubblica. “Il Movimento non si oppone alle infrastrutture in quanto tali, ma pretende che siano progettate nel rispetto delle norme e con benefici concreti per la collettività”. Bonaccorsi precisa che il vero nodo non è stabilire se il porto debba essere ampliato, bensì definire quale modello di porto serva realmente a Catania. Quale interesse pubblico debba perseguire. E conclude: “la città necessita di interventi capaci di generare sviluppo diffuso. Migliorare i servizi alla comunità. Ricucire il rapporto tra i cittadini e il mare, evitando opere che vengono imposte senza una strategia complessiva.

Sulla stessa linea anche la consigliera Gianina Ciancio, che ha definito la pronuncia del Tribunale amministrativo un richiamo importante al rispetto delle regole nella pianificazione del territorio. Secondo l’esponente pentastellata, la Scogliera D’Armisi rappresenta un patrimonio ambientale, paesaggistico e identitario che non può essere considerato un’area qualsiasi da trasformare. Per questo motivo, ha sottolineato: “la tutela dell’ambiente e il coinvolgimento della cittadinanza devono essere elementi centrali di qualsiasi progetto. Solo con trasparenza, partecipazione e rispetto delle procedure si può costruire uno sviluppo realmente sostenibile”.

Le grandi opere vanno pianificate responsabilmente

Entrambi i consiglieri hanno infine ribadito che Catania ha bisogno di nuove infrastrutture e di investimenti, ma hanno evidenziato come le grandi opere debbano essere pianificate con responsabilità, chiarezza e una visione di lungo periodo, affinché la crescita della città non avvenga a discapito del territorio e delle future generazioni.

Foto: vesuviolive.it