
Un normale sera si trasforma in un incubo di offese e minacce in una pizzeria. La vittima va dai Carabinieri, ma scopre l’amara verità: «Oggi chiunque può offenderti pesantemente, la giustizia penale ha le mani legate».
Immaginate di uscire per ritirare due pizze in un normale fine settimana. C’è un po’ di ritardo, la fame si fa sentire, ma nulla che non si possa risolvere con un sorriso. Poi, però, la consegna si rivela sbagliata: manca un ingrediente fondamentale. Chiedete spiegazioni, vi aspettate delle scuse. E invece ricevete un insulto violentissimo, un epiteto sessista degradante urlato dritto in faccia davanti ad altri clienti. È la sintesi della notte da incubo vissuta ieri da una giovane donna, aggredita verbalmente dal personale di un locale pubblico. Una vicenda di ordinaria inciviltà che, tuttavia, solleva un problema enorme e ancora irrisolto in Italia: la totale impunità giuridica di chi usa la violenza verbale.
La ricostruzione: dal disservizio alle minacce
Tutto ha inizio intorno alle 21:15. Le pizze, ordinate per le 21:00, non sono ancora pronte. Il pizzaiolo, visibilmente indispettito dalla richiesta di sollecitare l’ordine, liquida i clienti con sufficienza. Quando finalmente le scatole vengono consegnate, la sorpresa: la pizza non è quella richiesta.
Alla legittima contestazione della cliente («Se manca un ingrediente dovreste dirlo, non consegnarla così»), scatta la follia. Il dipendente inizia a urlare, sbatte i pugni sul bancone e lancia un gravissimo insulto sessista, tra i più beceri e volgari. Il tutto condito da bestemmie e atteggiamenti intimidatori: «Qui comando io, io sono il capo! Vattene a quel paese ed esci da qui», grida con fare spavaldo.
Nemmeno l’arrivo del titolare (padre del giovane) serve a placare gli animi. Anzi, l’uomo si mostra infastidito dalla presenza dei clienti, intimando alla vittima di “calmarsi” anziché scusarsi per la condotta inqualificabile del figlio.
La beffa in caserma: «L’ingiuria è depenalizzata, non possiamo fare nulla»
La rabbia per l’umiliazione subita spinge la donna a rivolgersi, l’indomani mattina, alla locale stazione dei Carabinieri per sporgere querela. Ed è qui che si consuma la seconda, più amara, ingiustizia. I militari dell’Arma, pur mostrando solidarietà, devono allargare le braccia: non si può procedere penalmente.
Dal 15 gennaio 2016 (con il Decreto Legislativo n. 7), il reato di ingiuria (art. 594 c.p.) è stato ufficialmente depenalizzato in Italia.
Oggi, insultare pesantemente una persona non è più un reato per il quale lo Stato può avviare un processo penale. Chi riceve un’offesa gravissima alla propria dignità ha solo due strade, entrambe impervie:
La causa civile per risarcimento danni: una procedura che richiede la nomina di un avvocato privato, il pagamento di tasse e contributi unificati, e tempi d’attesa che spesso superano i tre anni. Un lusso che pochi possono o vogliono permettersi per un insulto.
La sanzione pecuniaria civile: se (e solo se) si vince la causa civile, il giudice può condannare l’offensore a pagare una multa allo Stato. Ma si tratta sempre di un percorso privato.
Il paradosso sociale: il “permesso” di offendere
«Quindi io oggi posso uscire per strada, insultare pesantemente e umiliare chiunque e non avere nessuna conseguenza legale immediata?», chiede provocatoriamente la vittima della vicenda. La risposta, purtroppo, è sì.
La depenalizzazione dell’ingiuria è stata introdotta dieci anni fa con l’obiettivo di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali penali, intasati da querele per futili motivi. Ma la realtà sul campo ci restituisce un effetto collaterale devastante: l’idea che la dignità personale – e in particolare quella delle donne, spesso bersaglio di insulti a sfondo sessista – sia un bene sacrificabile sull’altare della semplificazione burocratica.
Senza una tutela penale rapida ed efficace, i cittadini perbene si trovano disarmati di fronte alla prepotenza dei singoli. Una società che non punisce chi aggredisce verbalmente il prossimo è una società che, silenziosamente, sta legittimando l’arroganza.































