Alzheimer, al Policlinico di Catania parte la terapia con donanemab: primo trattamento su una paziente di 73 anni

L’anticorpo monoclonale mira a rallentare la progressione della malattia intervenendo direttamente sui depositi di beta-amiloide. La terapia è destinata ai pazienti nelle fasi iniziali e sarà somministrata nell’ambito di un rigoroso percorso multidisciplinare.

Il Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania compie un importante passo avanti nella cura della malattia di Alzheimer avviando la somministrazione di donanemab, innovativo anticorpo monoclonale progettato per rallentare la progressione della patologia nelle sue fasi iniziali.

La prima infusione è stata effettuata presso l’Unità Operativa Complessa di Clinica Neurologica, diretta dal professor Mario Zappia, su una paziente di 73 anni, ancora pienamente autonoma e risultata idonea al trattamento dopo un’accurata valutazione clinica.

A differenza delle terapie tradizionali, rivolte principalmente al controllo dei sintomi, donanemab agisce direttamente sui meccanismi biologici della malattia, favorendo la rimozione delle placche di beta-amiloide dal cervello. I principali studi clinici internazionali hanno evidenziato una riduzione significativa del declino cognitivo e funzionale nei pazienti trattati nelle fasi precoci dell’Alzheimer.

L’introduzione della terapia rappresenta un traguardo di rilievo per il Policlinico catanese, che entra così a far parte dei centri italiani impegnati nell’offerta delle più avanzate cure per le demenze.

Il percorso terapeutico è affidato a un’équipe multidisciplinare coordinata dal professor Zappia, con la neurologa Giulia Donzuso, responsabile dell’ambulatorio di Neuropsicologia e Demenze, e il coinvolgimento di specialisti di diverse discipline per garantire un monitoraggio costante dei pazienti.

Sebbene il farmaco abbia già ottenuto l’autorizzazione dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), in Italia è attualmente disponibile attraverso un programma di uso compassionevole gratuito, attivato dall’azienda produttrice in attesa di una possibile rivalutazione della decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

«L’avvio di questa terapia rappresenta un risultato di grande valore per la nostra Azienda – ha dichiarato il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito –. Continuiamo a investire nell’innovazione per offrire ai pazienti percorsi terapeutici sempre più efficaci e personalizzati, grazie alla competenza dei nostri professionisti».

La terapia, tuttavia, non è indicata per tutti i malati di Alzheimer. Possono accedervi esclusivamente pazienti accuratamente selezionati, con malattia in fase iniziale e conferma della presenza di amiloide cerebrale tramite analisi del liquido cerebrospinale o PET con tracciante specifico. Inoltre, è necessario escludere condizioni cliniche o genetiche che potrebbero aumentare il rischio di complicanze.

Il trattamento consiste in un’infusione endovenosa ogni quattro settimane, per un periodo massimo di 18 mesi. Tra i possibili effetti collaterali figurano le ARIA (Amyloid-Related Imaging Abnormalities), alterazioni rilevabili con risonanza magnetica che richiedono un attento monitoraggio clinico e neuroradiologico durante tutto il percorso terapeutico.