La proposta del Governo: Centri per migranti in Africa

L’idea di collocare fuori dall’Europa i Centri per il rimpatrio

Dopo aver congelato, almeno per il momento, l’intesa di Schengen con la Spagna (e aver iniziato il consueto giro di telefonate e pressioni ai piani alti di Bruxelles), il governo torna a sfoderare il suo cavallo di battaglia preferito: l’immigrazione. Del resto, quando c’è una crisi come quella esplosa a Ceuta, l’occasione è troppo ghiotta per rimettere in scena l’ennesimo capitolo della saga “fermiamoli altrove”.

Martedì al Consiglio Ue

L’ultima trovata, che l’esecutivo si prepara a presentare al Consiglio europeo di martedì attraverso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è quella di esportare su larga scala il cosiddetto “modello Albania“. Creare (in altre parole) una rete di centri per il rimpatrio dei migranti irregolari, rigorosamente fuori dai confini europei, possibilmente in Africa. Ma con un piccolo dettaglio che cambia tutto: il conto dovrebbe pagarlo l’Unione Europea. Un’idea che, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, trasformerebbe Bruxelles nella principale finanziatrice di una gigantesca delocalizzazione della gestione migratoria.

Secondo indiscrezioni confermate da fonti governative, esisterebbe già una lista di possibili candidati a ospitare questi hub. Un catalogo geografico piuttosto ampio che comprende Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia. Ma anche Uzbekistan, Armenia e Montenegro. Insomma, una sorta di “mappa del rimpatrio” confezionata con la speranza che qualcun altro si faccia carico di un problema che l’Europa continua a rimbalzarsi da un vertice all’altro. Mentre le soluzioni definitive restano, come sempre, ferme ai comunicati stampa.

Foto: es-us.noticias.yahoo.com