Gilberto Marchese Ragona: “Il patrimonio di tutti: cultura, identità e futuro della Sicilia”

Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa Gilberto Marchese Ragona Vicario, capo di Gabinetto dell’assessorato ai Beni culturali. 

Sono stati tanti gli investimenti che abbiamo realizzato in questi anni per rendere il nostro patrimonio culturale sempre più accessibile e fruibile da tutti. Possiamo già affermare che quasi tutti i luoghi della cultura, dalle biblioteche ai musei, sono stati interessati da interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche e al miglioramento dell’accessibilità per le persone con disabilità.
Un impegno che abbiamo esteso anche ai parchi archeologici, laddove le caratteristiche geomorfologiche lo consentono. Non ci siamo limitati al tradizionale abbattimento delle barriere, ma abbiamo cercato soluzioni concrete per permettere a tutti di vivere pienamente questi luoghi. Basti pensare al Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e a Selinunte, dove sono state messe a disposizione anche auto elettriche per consentire agli utenti e, in particolare, alle persone con disabilità, di poter raggiungere e godere della bellezza dei nostri siti. Naturalmente, alcuni parchi presentano caratteristiche geomorfologiche e ambientali che rendono impossibile garantire un’accessibilità totale, ma anche in questi casi il nostro obiettivo è individuare, dove possibile, le soluzioni migliori.
Sul fronte degli investimenti, abbiamo raggiunto importanti risultati anche per quanto riguarda i progetti del PNRR, centrando gli obiettivi previsti come assessorato. Parallelamente, abbiamo seguito un numero considerevole di cantieri finanziati attraverso il Fondo del Ministero dell’Interno, il cosiddetto Fondo Edifici di Culto, nell’ambito dei quali le nostre Soprintendenze svolgono un ruolo fondamentale di alta sorveglianza e di direzione dei lavori.
Con il Governo Schifani abbiamo inoltre lavorato per mantenere sempre più aperti i luoghi della cultura, affrontando finalmente una questione che si trascinava da decenni: quella degli ASU. Dopo oltre trent’anni, una parte importante di questi lavoratori è stata finalmente stabilizzata. Molti di loro sono lavoratori dei Beni culturali, impegnati proprio nell’apertura, nella chiusura e nella gestione quotidiana dei nostri musei e dei nostri siti. È un risultato di grande valore sociale e umano, perché per anni abbiamo assistito alle legittime proteste di questi lavoratori, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre, in prossimità dell’approvazione della legge finanziaria o durante l’esercizio provvisorio. Oggi, finalmente, quella lunga fase di precarietà trova una risposta concreta.
Abbiamo investito anche nella promozione della lettura, quadruplicando le risorse destinate al capitolo delle biblioteche. Perché una biblioteca non è soltanto un luogo nel quale vengono conservati i libri: è un presidio culturale, un luogo di formazione, di crescita e di aggregazione, soprattutto per le nuove generazioni.
Dopo tredici anni, inoltre, abbiamo rimesso in moto il sistema degli ecomusei. A breve partirà una circolare per consentire l’erogazione di contributi sia agli ecomusei già accreditati sia a quelli che si trovano nel percorso di accreditamento. Anche questo rappresenta un modo per valorizzare il patrimonio diffuso, le identità locali e quelle realtà che spesso raccontano la Sicilia meglio di qualunque grande monumento.
Abbiamo voluto fortemente incentivare anche le campagne di scavo archeologico. Fino a pochi anni fa era difficile immaginare che le Soprintendenze, che rappresentano uno degli organi principali dell’Assessorato dei Beni culturali, potessero svolgere con continuità attività di scavo. Abbiamo invece implementato le risorse e siamo tornati a investire direttamente nella ricerca archeologica, spesso con la collaborazione delle università. Le campagne già avviate stanno producendo risultati importanti e, soprattutto, stanno consentendo di riportare alla luce testimonianze straordinarie della nostra storia.
Abbiamo inoltre quintuplicato gli interventi destinati ai restauri conservativi, non soltanto per i beni immobili – monumenti, chiese, edifici storici – ma anche per i beni mobili, come quadri, altari e opere d’arte. Abbiamo inserito nella programmazione triennale anche il restauro degli organi storici delle nostre chiese, sbloccando dopo circa dieci anni una possibilità di intervento che oggi viene riproposta con regolarità. Parliamo di strumenti che sono essi stessi beni culturali e che, in alcuni casi, hanno quattro o cinquecento anni di storia. Restaurare un organo significa quindi salvaguardare un pezzo della nostra identità e della nostra memoria.
Sempre nell’arco di questa legislatura abbiamo ricomposto il Consiglio regionale dei Beni culturali, restituendogli pienamente il suo ruolo. Alcuni dei nostri componenti siedono anche nel Consiglio nazionale dei Beni culturali: penso, tra gli altri, al professor Amalfitano e al professor Tuzzolino, entrambi figure di grande autorevolezza e, quest’ultimo, anche espressione del nostro territorio agrigentino.
Un altro settore sul quale abbiamo lavorato è quello del patrimonio immateriale, attraverso il REIS, il Registro delle eredità immateriali della Regione Siciliana. Abbiamo voluto valorizzarne la qualità e l’alto spessore, portando avanti iniziative capaci di restituire alla nostra tradizione e alla nostra memoria il valore che meritano. Perché il patrimonio culturale non è soltanto quello che possiamo vedere e toccare: è fatto anche di tradizioni, saperi, usanze, racconti e identità che devono essere tramandati alle generazioni future.
Abbiamo poi scelto di ampliare sempre di più le attività culturali e gli spettacoli all’interno dei nostri parchi archeologici, anche nelle ore serali. È una scelta che nasce da una visione precisa: vogliamo che il turista che visita un parco archeologico abbia il desiderio di tornarci, ma vogliamo anche che i cittadini siciliani possano vivere questi luoghi non soltanto come spazi da visitare in religioso silenzio, ma come luoghi da abitare culturalmente, nei quali partecipare, trascorrere qualche ora con la propria famiglia, assistere a uno spettacolo e vivere un’esperienza.
In questa direzione si inserisce anche la nostra Alba degli Dei, un appuntamento che sta riscuotendo un successo straordinario, non soltanto in provincia di Agrigento ma anche in Italia e all’estero. È proprio attraverso iniziative di questo tipo che riusciamo a unire patrimonio, cultura, spettacolo ed emozione, creando esperienze capaci di rimanere nella memoria di chi le vive.
Non ultimo, siamo il Governo che ha maggiormente ampliato le occasioni di gratuità nei nostri luoghi della cultura. Abbiamo previsto la gratuità ogni prima domenica del mese e in occasione di particolari giornate e iniziative, comprese le Giornate d’estate e la Giornata internazionale della donna. Lo abbiamo fatto partendo da un dato che ci deve far riflettere: su dieci siciliani, soltanto tre avevano consapevolezza dell’esistenza di un museo o avevano visitato un parco archeologico. Abbiamo quindi voluto abbattere anche la barriera economica, offrendo ai cittadini l’opportunità di entrare gratuitamente nei nostri luoghi della cultura, di conoscerli, di viverli e magari, proprio attraverso quella prima esperienza, di affezionarsi al proprio patrimonio.
Abbiamo sostenuto inoltre le associazioni culturali e i premi letterari, perché investire nella cultura significa anche creare occasioni affinché i giovani possano avvicinarsi alla lettura e alla scrittura. In questo senso, penso a importanti realtà del territorio agrigentino come il Premio Nino Martoglio di Grotte e il Premio Tomasi di Lampedusa, appuntamenti che contribuiscono a mantenere viva la passione per la letteratura e a dare spazio a nuovi talenti.
Stiamo investendo anche nello studio e nella valorizzazione dei beni archeologici intesi nella loro accezione più ampia. Non vogliamo concentrarci esclusivamente sui siti di maggiore notorietà e di maggiore afflusso, come i nostri straordinari templi, ma vogliamo approfondire anche quei luoghi meno conosciuti che possono raccontare pagine fondamentali della storia della Sicilia.
Lo stesso vale per l’archeologia industriale. In provincia di Agrigento abbiamo un esempio emblematico come Cozzo Disi, a Casteltermini, testimonianza di una storia produttiva e sociale che merita di essere studiata, valorizzata e restituita alla comunità.
E ancora, stiamo investendo nell’archeologia preistorica, attraverso il censimento e lo studio dei siti che testimoniano le origini più antiche della presenza umana in Sicilia. Anche in questo caso la provincia di Agrigento offre testimonianze di straordinario valore, come la Muculufa nel territorio di Ravanusa, che rappresenta un patrimonio archeologico e scientifico sul quale è necessario continuare a investire.
Tutto questo fa parte di una strategia complessiva: conoscere, tutelare, restaurare e valorizzare il nostro patrimonio, ma soprattutto renderlo vivo e accessibile.
Perché la nostra idea di cultura non è quella di un patrimonio chiuso dentro un museo o di un sito archeologico da ammirare soltanto da lontano. La cultura deve essere vissuta, deve essere accessibile, deve essere studiata e deve diventare occasione di crescita, di socialità e di sviluppo.
E allora il nostro obiettivo è molto semplice: fare in modo che ogni siciliano possa sentirsi proprietario, nel senso più alto del termine, di questo patrimonio straordinario. Che possa conoscerlo, viverlo e trasmetterlo ai propri figli. E che chi viene da fuori, dopo aver visitato la Sicilia, non si limiti a dire di aver visto dei luoghi meravigliosi, ma torni a casa con il desiderio di ritornare.
Perché investire nei Beni culturali significa investire nella nostra memoria, nella nostra identità e, soprattutto, nel futuro della Sicilia.