Eleonora Tacconi:Bilanci e delusioni di una stagione: tra salvezze sofferte, crisi societarie e il trionfo dell’Inter

Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa Eleonora Tacconi giornalista Sportiva

Penso che sia stato uno dei campionati più brutti, dal punto di vista tecnico, degli ultimi anni. Sono tanti i fattori che hanno inciso. Le squadre che dovevano salvarsi sono arrivate all’ultima giornata a giocarsi la permanenza in categoria perché il rendimento negli scontri diretti è sempre stato altalenante e, purtroppo, di basso livello. Verona e Pisa sono apparse fuori categoria fin da subito. Gli scaligeri hanno pagato la cessione di Giovane a gennaio e una fragilità mentale emersa nei momenti decisivi della stagione. I pisani, invece, pensavano che l’addio di Gilardino potesse dare una svolta al campionato, ma Hiljemark ha fatto addirittura peggio, anche dal punto di vista delle statistiche difensive. La Cremonese si è arresa soltanto all’ultima giornata perché davanti si è trovata un Como deciso a conquistare l’Europa che conta e il solito Di Francesco ha compiuto l’ennesimo miracolo.Le difficoltà della stagione della Juventus vanno di pari passo con il fallimento societario. La squadra, presa singolarmente, è ricca di qualità, ma in campo, oltre a non esserci continuità tattica, sono mancati giocatori di carattere. A mio avviso, Spalletti è esente da ogni colpa. Sarà interessante capire come si evolverà la situazione dopo l’addio di Vlahović: senza gli 80 milioni che la sua cessione avrebbe potuto garantire, con un bilancio da sistemare e una squadra da rifondare, il futuro resta pieno di interrogativi.Per quanto riguarda il Milan, le responsabilità sono da attribuire soprattutto alle scelte societarie sbagliate. Una squadra come quella rossonera, pur con l’assenza di un vero attaccante capace di garantire una decina di gol stagionali e con un solo impegno a settimana, non può concludere la stagione in questo modo. Hanno pesato molto le partite contro le squadre di medio-bassa classifica, contro le quali il Milan ha spesso faticato, lasciando per strada punti pesanti. Andrò controcorrente, ma ritengo che anche Allegri abbia delle responsabilità, soprattutto considerando ciò che ha sempre dimostrato di essere come allenatore. Al momento la situazione appare drammatica: senza Champions League, senza una dirigenza definita, senza allenatore e con tanti giocatori con la valigia in mano. L’Inter, invece, è stata la squadra più forte non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello mentale. Ha commesso qualche errore di troppo negli scontri diretti, ma da grande squadra è riuscita a trasformare le proprie criticità in punti di forza. Chivu ha ereditato una squadra già molto forte, ma non si è limitato ad amministrarla. Questa stagione, oltre ai due trofei conquistati, rappresenta anche la sua capacità di prendere una squadra afflitta e scoraggiata dal finale disastroso dell’anno precedente e, con garbo, dedizione e duro lavoro, riportarla ai livelli che merita. È partito dallo stesso modulo di Inzaghi, ma ha introdotto soluzioni differenti, dimostrando la capacità di cambiare assetto a gara in corso. Da non sottovalutare, inoltre, la crescita esponenziale che molti giocatori hanno avuto sotto la sua guida. Più che un semplice allenatore, è sembrato quasi un amico e un traghettatore capace di ricostruire il gruppo. In Champions League si poteva fare di più: l’eliminazione contro il Bodø/Glimt non è stata bella, ma quella qualificazione era stata compromessa già nella gara d’andata. Non mi dispero più di tanto, però, perché il livello delle migliori squadre europee appartiene ormai a un calcio diverso, al quale purtroppo il movimento italiano non è ancora pronto.