REGIONE SICILIA: Mario Giambona (PD) ha denunciato il caos nella formazione professionale siciliana, criticando il blocco dell’assessore Turano da parte di Schifani.

Palermo, 10 luglio 2026 – Nuova tempesta politica sui palazzi della Regione Siciliana. Il comparto strategico della Formazione professionale, nevralgico per l’economia e l’occupazione dell’isola, è precipitato in una fase di profonda incertezza a seguito di un duro scontro interno alla maggioranza di governo, culminato con un intervento diretto del presidente della Regione, Renato Schifani, volto a bloccare l’operato del proprio assessore al ramo, Mimmo Turano.

Al centro della disputa vi è la gestione di un bando di gara che, dopo essere stato inizialmente assegnato, è stato revocato, innescando un cortocircuito amministrativo. Un dietrofront che ha scatenato non solo la protesta dei sindacati e degli operatori del settore, ma anche la durissima reazione delle opposizioni parlamentari all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).

La denuncia del PD: “Improvvisazione e fallimento politico”

A farsi portavoce del malcontento e della preoccupazione per le sorti del comparto è il Partito Democratico, che interpreta la mossa del governatore come una formale e clamorosa “sconfessione” della linea dell’assessore Turano e, più in generale, come l’ennesimo sintomo di una cronica instabilità interna alla coalizione di centrodestra.

Il vicepresidente del gruppo del PD all’ARS, Mario Giambona, ha rilasciato dichiarazioni durissime in merito alla vicenda, definendola “una ulteriore certificazione del fallimento politico e amministrativo del governo regionale”. Secondo l’esponente dem, ci si trova davanti all’ennesimo scenario di caos prodotto da una maggioranza paralizzata dal peso dei propri equilibri interni e per questo incapace di dare risposte concrete ai reali problemi strutturali della Sicilia.

Lavoratori nel limbo e programmazione scolastica a rischio

Le ricadute operative e occupazionali rischiano di essere imponenti. La Formazione professionale siciliana muove ogni anno migliaia di docenti, tutor e personale amministrativo, oltre a coinvolgere una fitta rete di enti accreditati. Con le procedure bloccate e i bandi congelati a poche settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico, lo spettro di un blocco delle attività didattiche si fa concreto.

“Prima si revoca un bando già assegnato,” incalza Giambona, “mettendo a rischio l’avvio dei corsi e la serenità di migliaia di lavoratori; poi, di fronte alle proteste e al rischio di un clamoroso fallimento, il presidente è costretto a intervenire per fermare il suo stesso assessore. È una vicenda che racconta meglio di qualsiasi altra l’improvvisazione e l’inadeguatezza con cui questo governo amministra la Regione”.

Il deputato regionale ha definito “gravissimo” il fatto che un settore chiave per lo sviluppo delle competenze e l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro sia stato trascinato nel caos, proprio mentre l’isola necessita di riforme stabili su occupazione e istruzione.

Il nodo della responsabilità collettiva

Il tentativo della Presidenza della Regione di porre un argine alla gestione dell’assessorato viene giudicato dall’opposizione come un atto tardivo e non sufficiente a sollevare il governo dalle proprie responsabilità collettive. La tesi del Partito Democratico è netta: la colpa della mala gestione non può essere circoscritta alla sola figura di Mimmo Turano, ma investe l’intero assetto dell’esecutivo Schifani.

“Schifani oggi tenta di rimediare a un errore che porta la firma del suo governo, ma non può pensare di scaricare ogni responsabilità su Turano. La responsabilità politica di questo disastro è dell’intero esecutivo regionale, che ancora una volta si dimostra impreparato, privo di una visione e incapace di garantire certezze ai siciliani”, ha concluso Giambona.

La richiesta che sale dagli scranni della minoranza punta a una discontinuità netta: la Sicilia, nel mezzo di una delicata congiuntura socio-economica, richiede una programmazione strategica e decisioni ferme, incompatibili con un modello di governo costretto a continui conflitti interni e repentine marce indietro.

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