Legge elettorale, Meloni mette il centrodestra in riga: tutti presenti, mi raccomando

Le “paure” della premier e il suo “avvertimento minaccioso”

Dopo il piccolo incidente di percorso di luglio, evidentemente a Palazzo Chigi hanno deciso che sulla nuova legge elettorale è meglio non lasciare nulla al caso. E soprattutto nessuno a casa.

Nel Consiglio dei ministri riunito oggi, Giorgia Meloni ha acceso i riflettori sul voto atteso alla Camera nelle prossime settimane, dopo che il governo ha autorizzato il ricorso alla questione di fiducia sul provvedimento. Il messaggio rivolto a ministri, sottosegretari e parlamentari della maggioranza è un imperativo categorico piuttosto diretto: presentarsi in Aula.

Un’altra sconfitta porterebbe a conseguenze gravi

Secondo quanto riferito da più fonti, la premier avrebbe invitato la maggioranza a evitare nuove defezioni, ricordando che questa volta eventuali leggerezze potrebbero avere conseguenze politiche pesanti. Una raccomandazione che, tradotta dal linguaggio della politica a quello delle presenze scolastiche, suona più o meno così: il giorno del compito in classe non si accettano giustificazioni.

Per un punto Martin perse la cappa

Il precedente, del resto, non è esattamente rassicurante. A luglio la maggioranza era stata battuta alla Camera per un solo voto sull’emendamento relativo alle preferenze: 187 sì contro 188 no. Un risultato che aveva fatto emergere crepe proprio tra i banchi della coalizione di governo e che Meloni aveva definito “una sconfitta che meritava di essere approfondita”.

Questa volta, dunque, l’ordine è evitare repliche. Il voto sulla riforma è considerato politicamente molto più delicato e la premier avrebbe chiarito che, salvo le assenze giustificate dei sottosegretari e ministri impegnati in missioni all’estero, la regola sarà restare a Roma. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha parlato di un percorso parlamentare complesso, mentre Roberto Calderoli avrebbe richiamato alla necessità di limitare al massimo le assenze proprio nella fase decisiva.

Matteo Salvini era presente al Cdm. Antonio Tajani, invece, si trova a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una missione istituzionale, dunque, e non una fuga strategica dall’appello.

Dimissioni e elezioni anticipate

Il punto politicamente più significativo, però, è un altro. Meloni avrebbe lasciato intendere che un eventuale nuovo passo falso sulla legge elettorale non sarebbe considerato un semplice incidente parlamentare, ma potrebbe aprire una fase molto più seria per il governo, fino alle dimissioni e alla possibilità di elezioni anticipate.

Insomma, dopo il 187 a 188 di luglio, dalle parti di Palazzo Chigi sembrano aver scoperto una nuova priorità nazionale: contare i parlamentari prima ancora dei voti. Perché sulla legge elettorale si può discutere di tutto: collegi, preferenze, premi di maggioranza, liste bloccate. Ma una cosa, evidentemente, è diventata fondamentale: non perdere per strada qualche deputato proprio quando serve.

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