
Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa il Sindaco di Mussomeli Giuseppe Catania sulla riforma degli enti locali.
Il ddl enti locali è stato approvato ma con diverse norme bocciate: che lettura politica dà di queste divisioni in Aula?
Le divisioni registrate all’Assemblea Regionale Siciliana raccontano una verità evidente: quando si parla di enti locali, il dibattito non è stato guidato da una visione riformatrice condivisa, ma da calcoli politici e timori interni agli schieramenti.Il ddl è stato approvato, ma alcune norme qualificanti sono state affossate, e questo ne ridimensiona la portata. Il voto segreto, in particolare sul terzo mandato, ha rappresentato un passaggio politicamente significativo: si è scelto di non assumere pubblicamente la responsabilità di una decisione che incide direttamente sui diritti democratici dei cittadini.Non è stata una divisione ideologica tra maggioranza e opposizione. È stata una frattura trasversale, segno che il tema tocca equilibri politici delicati. Ma le riforme degli enti locali dovrebbero guardare al futuro delle comunità, non alla tutela di posizioni acquisite.
La bocciatura del terzo mandato per i sindaci nei piccoli comuni che impatto avrà sugli amministratori locali?
L’impatto è chiaro e concreto. Si è scelta la strada della chiusura, non quella della fiducia nei cittadini.
All’Assemblea Regionale Siciliana si è deciso, con voto segreto, di impedire ai siciliani di esercitare una possibilità che nel resto d’Italia esiste già da anni. Questo è il punto politico centrale: non si è voluto lasciare ai cittadini l’ultima parola.
Il terzo mandato non era un privilegio per i sindaci. Era uno strumento di libertà democratica. Nessuna rielezione automatica: sarebbe stato il voto popolare a decidere. Se un sindaco ha lavorato male, viene mandato a casa. Se ha lavorato bene, perché impedire ai cittadini di confermarlo?
Nei piccoli comuni, dove amministrare significa assumersi responsabilità enormi con risorse limitate, questa scelta rischia di interrompere percorsi virtuosi proprio nel momento in cui iniziano a dare risultati concreti.
Per quanto mi riguarda, prendo atto della decisione. Ma non posso condividerla. Perché a me viene impedito di candidarmi, mentre ai cittadini viene impedito di scegliere. E questo, oggettivamente, non rafforza la democrazia locale.
Perché, secondo lei, la norma sul consigliere supplente non ha ottenuto i numeri necessari?
La norma sul consigliere supplente probabilmente è stata letta con diffidenza, come un intervento che avrebbe potuto incidere sugli equilibri politici interni ai consigli comunali.
Io credo invece che avrebbe rappresentato uno strumento di maggiore funzionalità amministrativa. Nei piccoli comuni, basta un’assenza prolungata per rallentare o bloccare l’attività consiliare. Garantire continuità non significa alterare la volontà popolare, ma tutelare l’operatività dell’ente.
Anche in questo caso, però, è prevalsa una valutazione politica più che tecnica.
L’introduzione del 40% di presenza femminile nelle giunte rappresenta una svolta concreta o solo un adeguamento formale alla normativa nazionale?
Il principio è giusto e va sostenuto con convinzione. Una presenza minima del 40% nelle giunte rappresenta un passo importante verso una rappresentanza più equilibrata e moderna.
Detto questo, la vera svolta non sta solo nella percentuale. Sta nella qualità della partecipazione, nella reale possibilità per le donne di incidere sulle scelte strategiche e non solo di occupare formalmente uno spazio previsto per legge.
Se accompagnata da un cambiamento culturale e dalla valorizzazione delle competenze, questa norma può produrre effetti concreti. Se resta solo un adeguamento formale, rischia di diventare un semplice adempimento burocratico.
Dopo queste tensioni e modifiche al testo, quali saranno secondo lei i prossimi passi del governo regionale in materia di riforma degli enti locali?
Mi auguro che si apra finalmente una stagione di confronto vero con i sindaci e con le autonomie locali. Le riforme non possono essere costruite senza ascoltare chi amministra quotidianamente i territori.Oggi i comuni hanno bisogno di:maggiore autonomia finanziaria;stabilitànormativa;rafforzamento degli organici;semplificazione reale delle procedure;strumenti per sostenere la progettazione e intercettare risorse.Le tensioni di questi giorni dimostrano che il tema è centrale e sensibile. Proprio per questo serve una riforma organica, non interventi parziali o condizionati da equilibri politici.
Io continuerò a fare la mia parte con responsabilità e amore per Mussomeli, sostenendo una nuova candidatura che garantisca continuità amministrativa e visione. Perché al di là delle dinamiche d’Aula, ciò che conta davvero è non interrompere il percorso di crescita della nostra comunità.
































