
Il report di Confartigianato lancia l’allarme: in Sicilia quasi 6 giovani su 10 sono introvabili, mentre il settore invecchia e fatica a innovarsi.
L’artigianato in Sicilia non è solo tradizione, ma un pilastro economico che sostiene il 15,8% dell’occupazione regionale. Con oltre 131.000 lavoratori e un contributo al valore aggiunto regionale del 7,2%, il comparto rappresenta il cuore pulsante dell’isola. Eppure, questo patrimonio produttivo sta affrontando una sfida esistenziale: la drastica carenza di manodopera giovane.
Secondo il report “Focus lavoro 1 maggio” dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato, il 2025 si prospetta come un anno paradossale. A fronte di oltre 31.000 nuove assunzioni previste, ben il 53% delle posizioni risulta di difficile reperimento. Una criticità allarmante, soprattutto se confrontato con la media generale del mercato del lavoro (42%), segnando un gap di ben 11 punti percentuali che isola l’artigianato in una crisi senza precedenti.
Shock demografico: in dieci anni dimezzati i giovani artigiani
Le radici del problema sono profonde e strutturali. La Sicilia sta vivendo una trasformazione demografica che svuota i laboratori e le officine: nei prossimi 25 anni, mentre la popolazione over 65 crescerà del 20,3%, la fascia dei giovani under 35 diminuirà drasticamente del 29,6%.
Questa “emorragia di futuro” è già visibile nei numeri dell’ultimo decennio:
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Artigiani autonomi: Gli over 55 sono aumentati del 34,5%, mentre i giovani under 35 sono più che dimezzati (-53,7%).
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Lavoratori dipendenti: La crescita degli over 55 è stata esplosiva (+103,1%), a fronte di un timido incremento dei giovani (27,8%).
Il risultato? Le imprese cercano disperatamente 8.250 giovani, ma ne trovano meno della metà. Quasi 6 profili su 10 (il 59,5%) rimangono scoperti, lasciando vacanti ruoli cruciali come muratori, elettricisti, meccanici, falegnami, ma anche figure dell’eccellenza enogastronomica come pasticceri e panettieri.
Non solo braccia, ma Innovazione: la sfida politica
Per le imprese siciliane, assumere un giovane non significa solo coprire un turno, ma investire in sopravvivenza e tecnologia. L’integrazione tra il “saper fare” tradizionale e le nuove competenze digitali è l’unico modo per restare competitivi. Tuttavia, formare una risorsa richiede tempo — spesso oltre un anno — e questo spinge gli imprenditori a trattenere i dipendenti anche durante i periodi di crisi, pur di non perdere competenze preziose.

Il presidente di Confartigianato Sicilia, Emanuele Virzì, è categorico: non c’è più tempo per le interpretazioni. “Siamo di fronte a un’emergenza strutturale”, afferma, sottolineando come sia indispensabile un ponte reale tra scuola e impresa. La priorità politica deve diventare il rilancio della formazione tecnica, trasformando i mestieri artigiani in una scelta d’elezione per le nuove generazioni, prima che il ricambio generazionale diventi un miraggio irraggiungibile.























