
Le Case della Comunità esistono sulla carta, ma nella realtà sono ancora troppo poche e spesso invisibili ai cittadini. È questo il messaggio lanciato da Cittadinanzattiva, che invita Governo e Regioni ad accelerare la riforma dell’assistenza territoriale, affinché queste strutture diventino il fulcro di una sanità più vicina alle persone, integrata e accessibile.
Cinquant’anni dopo la nascita del Tribunale per i diritti del malato, Cittadinanzattiva torna a lanciare un appello che richiama lo spirito delle sue battaglie storiche: trasformare le Case della Comunità in autentiche “case” della salute, luoghi capaci di offrire cure di prossimità, prevenzione, assistenza integrata e partecipazione civica.
Secondo l’associazione, la riforma dell’assistenza territoriale rappresenta una delle più importanti trasformazioni del Servizio sanitario nazionale degli ultimi decenni, sostenuta anche dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tuttavia, la sua attuazione procede ancora con forti ritardi e profonde differenze tra i territori italiani.
Case della Comunità ancora poco operative
A destare preoccupazione sono i dati del monitoraggio Agenas aggiornati al 31 dicembre 2025. Su 1.715 Case della Comunità previste, soltanto 66 risultano pienamente operative, pari appena al 3,9% del totale, mentre oltre il 62% delle strutture non ha ancora attivato alcun servizio.
Anche la distribuzione territoriale evidenzia un forte squilibrio. Lombardia ed Emilia-Romagna guidano la classifica delle strutture funzionanti, mentre in diverse regioni del Sud la situazione appare ancora estremamente limitata, con alcune realtà che non registrano alcuna Casa della Comunità realmente operativa.
Per Cittadinanzattiva, questa fotografia dimostra che molti cittadini non conoscono ancora queste strutture semplicemente perché, nella maggior parte dei casi, non sono ancora entrate concretamente nella loro quotidianità.
Una riforma che non può fallire
L’associazione sottolinea come il dibattito degli ultimi mesi si sia concentrato prevalentemente sul ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Case della Comunità, lasciando invece in secondo piano gli aspetti più rilevanti della riforma.
Il vero obiettivo, infatti, non riguarda soltanto la costruzione di nuovi edifici, ma la realizzazione di un modello sanitario capace di integrare assistenza sanitaria, servizi sociali, prevenzione, telemedicina e presa in carico dei pazienti cronici.
Secondo Cittadinanzattiva, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la crescente fragilità sociale rendono indispensabile una sanità territoriale moderna, capace di intervenire prima che il cittadino sia costretto a ricorrere agli ospedali.
Nove priorità per rilanciare la sanità territoriale
Nel documento vengono individuati nove punti strategici sui quali concentrare l’azione delle istituzioni.
Tra le principali richieste figurano:
- una chiara assunzione di responsabilità politica sulla riforma;
- sistemi di monitoraggio basati sui risultati ottenuti e non soltanto sul numero di edifici realizzati;
- interventi concreti per ridurre il divario sanitario tra Nord e Sud;
- una reale integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali;
- maggiore coinvolgimento dei cittadini nella progettazione e nella gestione delle Case della Comunità;
- un ruolo più attivo del Terzo settore nei processi decisionali;
- strutture realmente accessibili e progettate anche con il contributo dei cittadini;
- piani regionali trasparenti e facilmente consultabili sull’organizzazione dell’assistenza territoriale.
Più partecipazione e informazione
Uno degli aspetti più evidenziati riguarda il rapporto tra cittadini e nuove strutture territoriali.
Per Cittadinanzattiva, molti italiani non conoscono ancora la propria Casa della Comunità, non sanno quali servizi dovrebbe offrire né come accedervi. Per questo l’associazione propone una campagna nazionale di informazione che spieghi diritti, servizi disponibili e modalità di accesso.
L’obiettivo è trasformare le Case della Comunità non soltanto in luoghi di cura, ma anche in spazi di partecipazione, nei quali associazioni, volontariato e cittadini possano contribuire al miglioramento dei servizi sanitari.
Dalle strutture ai risultati
Secondo Cittadinanzattiva, la riforma non potrà essere giudicata dal numero di cantieri conclusi o di edifici inaugurati.
Il vero successo dovrà essere misurato attraverso indicatori concreti: la riduzione degli accessi impropri ai pronto soccorso, una migliore presa in carico dei pazienti cronici, l’efficacia dell’assistenza domiciliare, il miglioramento della qualità della vita delle persone e una maggiore equità nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.
L’associazione ribadisce la propria disponibilità a collaborare con istituzioni nazionali e regionali attraverso attività di monitoraggio civico, affinché le Case della Comunità diventino realmente il punto di riferimento della nuova sanità territoriale italiana.
Fonte: Comunicato stampa di Cittadinanzattiva – “Abbiamo un sogno: trasformare le Case della Comunità in… Case della Comunità”
Crediti foto: Archivio Canva / immagine illustrativa delle Case della Comunità o struttura sanitaria territoriale
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