Ignazio Di Salvo:Non alleno soltanto il corpo: alleno il dialogo tra cervello e corpo

Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa Ignazio Di Salvo, che ci ha parlato del proprio libro.

1. Come nasce l’idea di unire postura e musica in un unico metodo, e qual è il significato profondo di “Isometria Armoniosa”?

«L’idea nasce dalla mia esperienza professionale. Lavorando per anni sulla postura mi sono reso conto che non possiamo considerare il corpo semplicemente come un insieme di muscoli da rinforzare o allungare. La postura è il risultato di un sistema molto più complesso, nel quale entrano in gioco sistema nervoso, propriocezione, respirazione, equilibrio, stato emotivo e capacità di percepire il proprio corpo.Da qui nasce l’idea dell’isometria: attraverso una contrazione mantenuta posso lavorare sulla stabilizzazione e sul controllo senza necessariamente produrre movimento articolare. Ma volevo aggiungere qualcosa che rendesse il lavoro meno meccanico e più coinvolgente. Ed entra in gioco la musica.La parola “Armoniosa” nasce proprio da questo: cercare armonia tra contrazione, respirazione, ritmo, concentrazione e percezione del corpo. La musica non deve semplicemente accompagnare l’esercizio: deve diventare parte dell’esperienza.Quindi Isometria Armoniosa non significa semplicemente fare esercizi ascoltando musica. Significa cercare una migliore organizzazione del corpo attraverso un lavoro nel quale sistema muscolare e sistema nervoso vengono continuamente messi in relazione.»

2. La copertina reinterpreta l’Uomo Vitruviano. Che cosa rappresenta?

«Ho voluto richiamare l’Uomo Vitruviano perché è probabilmente uno dei simboli più potenti dell’equilibrio e delle proporzioni del corpo umano.Ma nella mia copertina quell’uomo non è statico. Ha più arti, più possibilità di movimento. Ed è esattamente il concetto che volevo comunicare.Per me una buona postura non significa stare immobili e perfettamente dritti. Questa è una concezione troppo semplicistica della postura. Il nostro corpo deve sapersi adattare, muovere, compensare e ritrovare continuamente il proprio equilibrio.Quindi quell’immagine rappresenta un uomo che mantiene il proprio centro pur muovendosi nello spazio.È forse una delle idee più importanti del libro: la postura migliore non è una posizione. È la capacità del corpo di adattarsi.»

3. A quale pubblico è rivolto e perché è adatto a tutte le età? «Il metodo nasce volutamente per essere modulabile.L’isometria ha un enorme vantaggio: possiamo modificare intensità, durata, posizione e difficoltà dell’esercizio in funzione della persona che abbiamo davanti.Questo permette di utilizzarne i principi con un giovane, con un adulto, con uno sportivo oppure con una persona più avanti con gli anni. Naturalmente il programma deve essere adattato alle caratteristiche individuali e alle eventuali condizioni cliniche.Ed è proprio questo il punto: non è la persona che deve adattarsi al metodo; è il metodo che deve adattarsi alla persona.Per questo nel mio lavoro parto sempre dall’osservazione e dalla valutazione individuale. Due persone possono apparentemente avere lo stesso problema posturale, ma avere necessità completamente differenti.»

4. Quali problemi posturali può prevenire o alleviare?

«Preferisco non utilizzare il termine “promette”, perché quando parliamo di salute dobbiamo essere seri. Nessun metodo di esercizio dovrebbe promettere di curare indistintamente una scoliosi, una cervicalgia o una lombalgia.Quello su cui possiamo lavorare è la funzione. Possiamo intervenire sulla debolezza della muscolatura stabilizzatrice, sulla rigidità, sul controllo del tronco, sulla propriocezione, sull’equilibrio, sulla respirazione e sulla consapevolezza posturale. Pensiamo a quante ore trascorriamo seduti, davanti al computer o con lo smartphone. Il nostro corpo si adatta continuamente alle abitudini che gli imponiamo.Un lavoro posturale ben strutturato può quindi essere utile in presenza di atteggiamenti posturali scorretti e può contribuire alla gestione di problematiche come cervicalgia e lombalgia, quando l’esercizio è appropriato alla condizione della persona.Anche nella scoliosi il discorso deve essere individualizzato: non sostengo che un esercizio generico “raddrizzi” una scoliosi. Possiamo però lavorare su controllo, stabilità, respirazione e capacità funzionale, inserendo il lavoro all’interno di una gestione appropriata del singolo caso.» Questa risposta, secondo me, ti valorizza molto più di una promessa miracolistica, perché ti presenta come autore del metodo ma anche come professionista serio.

5. In che modo la musica incide concretamente rispetto all’allenamento tradizionale?

«Questa è probabilmente la parte più particolare del metodo.La musica non rende magicamente più efficace una contrazione isometrica. Sarebbe scorretto sostenerlo. La sua funzione è un’altra.Il ritmo può diventare un riferimento temporale, può aiutare a mantenere la concentrazione e può rendere l’esercizio più coinvolgente. Inoltre sappiamo dalla ricerca scientifica che la musica può influenzare la percezione dello sforzo, l’attivazione psicofisiologica e alcuni aspetti della prestazione durante l’esercizio.Nel mio metodo cerco di sfruttare proprio questa relazione.La persona non deve pensare soltanto: “devo mantenere questa posizione”. Deve entrare in un ritmo: contrazione, respiro, ascolto, percezione.Questo cambia soprattutto la qualità dell’esperienza e può favorire l’aderenza al programma. Perché c’è anche un aspetto spesso dimenticato: il miglior esercizio del mondo serve a poco se una persona lo abbandona dopo una settimana.Io voglio che il soggetto partecipi mentalmente all’esercizio, non che lo esegua passivamente.»

«Perché proprio 432 Hz?»

Questa te la preparerei molto bene perché potrebbe essere il punto sul quale il giornalista insiste.

«Ho scelto musica accordata a 432 Hz perché viene spesso percepita come più morbida e rilassante e alcuni piccoli studi hanno osservato differenze su parametri psicofisiologici rispetto alla musica accordata a 440 Hz.Ma voglio essere molto chiaro: non sostengo che 432 Hz sia una frequenza miracolosa o terapeutica.La ricerca specifica sul 432 Hz è ancora limitata. Nel mio metodo è una scelta funzionale all’ambiente che voglio creare durante l’esercizio: concentrazione, respirazione e riduzione dell’eccessiva attivazione.

Se domani la ricerca scientifica ci fornisse dati nuovi, il metodo dovrebbe evolversi con la scienza. Perché un metodo serio non deve avere paura di essere aggiornato.»

«L’innovazione non consiste nell’aver inventato l’isometria, perché l’isometria esiste da moltissimo tempo, né nell’aver inventato l’utilizzo della musica durante l’esercizio.

 

L’innovazione che propongo sta nell’integrazione strutturata di questi elementi: contrazione isometrica, controllo posturale, respirazione, propriocezione, attenzione e ritmo musicale all’interno di uno stesso percorso.

 

È un modo diverso di concepire l’esercizio posturale.

 

Non voglio semplicemente allenare un muscolo. Voglio che la persona impari a percepire quello che sta facendo e che il sistema nervoso acquisisca strategie motorie più efficienti.

In poche parole: non alleno soltanto il corpo. Alleno il dialogo tra cervello e corpo.»