
Abbiamo intervistato in esclusiva per Prima Stampa Riccardo Tucci deputato Nazionale del movimento cinque stelle.
Quali sono, secondo lei, i principali limiti dell’attuale legge elettorale italiana e quali modifiche ritiene necessarie?
I limiti sono palesi. L’attuale legge elettorale non ha introdotto affatto le preferenze e ha creato, di fatto, candidati di serie A e candidati di serie B.Ci sono candidati di serie A che accedono al Parlamento perché scelti dai partiti e candidati di serie B che, invece, devono conquistarsi le preferenze sul territorio, con il paradosso che un candidato può ottenere anche 50 mila voti e rimanere fuori dal Parlamento, mentre un altro, scelto dal partito, può essere eletto senza doversi confrontare direttamente con gli elettori.Se si fosse voluto davvero restituire la scelta ai cittadini, bisognava introdurre preferenze vere per tutti i candidati, senza meccanismi che consentano ai partiti di determinare a monte una parte degli eletti.Il risultato attuale rischia di essere una vera e propria presa in giro per gli elettori: il cittadino vota un candidato pensando di contribuire alla sua elezione e poi può ritrovarsi in Parlamento un altro candidato, scelto dalle segreterie.
È favorevole al ritorno delle preferenze per permettere agli elettori di scegliere direttamente i candidati? Perché? Assolutamente sì. Come Movimento 5 Stelle abbiamo presentato un emendamento alla legge elettorale che prevedeva proprio preferenze vere per tutti i candidati. Quell’emendamento è stato bocciato.Io credo che il principio sia molto semplice: se chiediamo ai cittadini di andare a votare, dobbiamo anche permettere loro di scegliere realmente chi li rappresenterà.Non possiamo chiedere il voto agli elettori e contemporaneamente lasciare alle segreterie dei partiti la possibilità di decidere una parte degli eletti attraverso candidature blindate.La preferenza restituisce agli elettori una responsabilità precisa: scegliere non soltanto il simbolo, ma anche la persona che dovrà rappresentarli in Parlamento.
Come dovrebbe essere bilanciato il rapporto tra rappresentatività del Parlamento e possibilità di avere maggioranze stabili? La stabilità è certamente un elemento importante, ma non può diventare l’unico obiettivo di una legge elettorale.Prendiamo proprio questa legislatura: abbiamo avuto un governo particolarmente longevo e una maggioranza numericamente stabile. Ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: qual è stato il risultato per i cittadini italiani? Stanno meglio o stanno peggio rispetto a quattro anni fa? La stabilità di un governo, da sola, non è una garanzia di buona politica. Una maggioranza può essere stabile in Parlamento, ma questo non significa automaticamente che le condizioni dei cittadini migliorino.Per questo credo che il sistema elettorale debba trovare un equilibrio: garantire la possibilità di governare, ma senza sacrificare la rappresentatività e, soprattutto, senza sottrarre ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ritiene opportuno introdurre una soglia di sbarramento? In caso affermativo, quale percentuale e con quali motivazioni? Una soglia di sbarramento al 3% può essere ragionevole.Credo che sia giusto che anche le forze politiche più piccole possano avere una rappresentanza, perché il Parlamento deve essere rappresentativo della società. Ma, allo stesso tempo, per entrare in Parlamento e contribuire a scrivere le leggi che riguardano tutti i cittadini, è necessario avere un consenso elettorale minimo.Il 3% può quindi rappresentare un punto di equilibrio: non una soglia troppo alta, che rischierebbe di escludere sensibilità politiche presenti nel Paese, ma nemmeno un sistema completamente privo di sbarramento. Quale sistema elettorale garantirebbe, a suo giudizio, un rapporto più diretto tra cittadini ed eletti?
Non è soltanto una questione di sistema elettorale. È soprattutto una questione di logica politica.Il rapporto tra cittadini ed eletti non lo determina una legge elettorale: lo determina il parlamentare, attraverso il modo in cui interpreta il proprio ruolo.Un parlamentare dovrebbe occuparsi dei problemi dei cittadini e non dei problemi della politica. Dovrebbe stare sul territorio, ascoltare le persone, affrontare i problemi delle comunità e portare quelle istanze nelle istituzioni.E sarebbe bello che fossero gli stessi cittadini, attraverso il voto, a premiare chi si è occupato della collettività e non chi si è occupato soltanto della propria carriera politica o dei propri interessi.È anche così che la politica può recuperare il tempo perso e ricostruire quel rapporto di fiducia con i cittadini che negli anni si è progressivamente indebolito.































