Neonato morto al San Leonardo, dopo due anni scattano le misure cautelari

È arrivata a una svolta, a oltre due anni dai fatti

L’inchiesta della Procura di Torre Annunziata sulla morte di un neonato deceduto dopo 35 giorni trascorsi in terapia intensiva neonatale all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Quattro persone, tre medici e un’ostetrica, sono ora destinatarie di misure cautelari. Le accuse, oltre alla responsabilità colposa per la morte del piccolo, comprendono anche falsità in atti pubblici e frode in processo penale e depistaggio.

Primario ai domiciliari

Per il primario pro tempore del reparto di Ginecologia sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per gli altri tre indagati è arrivata invece la sospensione, per dodici mesi, sia dall’esercizio della professione sia dal pubblico ufficio o servizio ricoperto all’epoca dei fatti. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura oplontina.

Complicazioni post-parto e terapia intensiva

La vicenda aveva avuto origine nel febbraio 2024, quando il bambino era venuto alla luce al San Leonardo dopo una gravidanza arrivata a 42 settimane. Subito dopo il parto erano insorte gravi complicazioni e il neonato era stato trasferito in terapia intensiva. Il quadro clinico era apparso da subito estremamente compromesso. Secondo quanto riferito allora dalla direzione sanitaria, il piccolo aveva riportato una grave asfissia perinatale associata alla presenza di un nodo vero del cordone ombelicale. A questa, era seguita un’encefalopatia ipossico-ischemica e insufficienza multiorgano. Il decesso era avvenuto il 28 marzo, dopo oltre un mese di ricovero.

I genitori del piccolo avevano sporto denuncia

La denuncia presentata dai genitori aveva fatto scattare l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata e, nell’aprile 2024, erano stati iscritti nel registro degli indagati tre medici. Ora, a distanza di oltre 2 anni, il quadro investigativo si è ampliato fino a comprendere una presunta attività di alterazione e occultamento delle prove.

Il nodo al cordone e le presunte alterazioni

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le condotte contestate sarebbero iniziate già durante il parto. Secondo l’ipotesi accusatoria, Il nodo presente sul cordone ombelicale, che inizialmente era stato indicato come possibile spiegazione delle gravissime condizioni del neonato, sarebbe stato creato artificialmente. Lo scopo sarebbe stato quello di arrivare a rappresentare un evento imprevedibile e quindi, non riconducibile a responsabilità del personale sanitario.

Sempre secondo gli inquirenti, dopo il parto il cordone e la placenta sarebbero stati smaltiti immediatamente, in contrasto con le procedure normalmente seguite nella struttura. A questo si sarebbe aggiunta una presunta alterazione della documentazione sanitaria, con particolare riferimento a orari di presenza e attività svolte dai componenti dell’équipe.

Ma c’è un ulteriore elemento che rende particolarmente pesante il quadro delineato dalla Procura: gli indagati avrebbero concordato versioni comuni da fornire agli investigatori, nel tentativo di ricostruire gli avvenimenti in modo da tutelare le rispettive posizioni.

L’accusa ipotizza che ad orchestrare tutto sia stato proprio il primario

Un ruolo centrale in questa presunta strategia viene attribuito al primario pro tempore della Ginecologia. Secondo l’accusa, avrebbe promosso e coordinato l’attività finalizzata ad alterare le fonti di prova e a proteggere la propria posizione. La vicenda, dunque, non riguarda soltanto l’accertamento delle eventuali responsabilità sanitarie nella morte del bambino. Ma anche ciò che sarebbe accaduto successivamente per ricostruire o modificare la verità su quelle ore drammatiche.

Il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e le misure cautelari potranno essere impugnate davanti al Tribunale del Riesame. Come previsto dal principio di presunzione di non colpevolezza, gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Foto: nostrofiglio.it