ll Conte Ruggero Normanno nelle memorie calatine: documenti e testimonianze di una tradizione secolare

CALTAGIRONE – La figura del Conte Ruggero Normanno occupa un posto significativo nella memoria storica di Caltagirone. Una tradizione tramandata nei secoli, sostenuta dalle testimonianze di storici e documenti d’epoca, attribuisce infatti al condottiero normanno un ruolo importante nella liberazione della città dal dominio saraceno e nella successiva organizzazione del territorio calatino.

Secondo quanto riferito dagli storici del XVI secolo Tommaso Fazello e Filoteo Amodei, fu proprio il Conte Ruggero a rafforzare la comunità caltagironese con l’assegnazione di feudi sottratti ai musulmani di Júdica. La tradizione colloca la venuta del Conte a Caltagirone nell’anno 1090, data che trova riscontro in diverse testimonianze locali e nella memoria storica della città.

Particolarmente interessante è la documentazione relativa all’antico tempio di San Giacomo, considerato uno dei principali luoghi della memoria legata al Conte Ruggero. Antonio Boscarelli, medico chirurgo dell’Ospedale dei Fatebenefratelli di Caltagirone e testimone oculare del devastante terremoto dell’11 gennaio 1693, riferisce che, su una colonna situata nei pressi dell’abside dell’antico tempio, era possibile leggere un’iscrizione latina: “Hoc templum Deo dicatum a Comite Rogerio constructum”, ovvero: “Questo tempio dedicato a Dio fu costruito dal Conte Ruggero”.

La stessa iscrizione, secondo la testimonianza riportata, sarebbe stata osservata direttamente tra le macerie della chiesa anche dallo storico caltagironese Padre Francesco Aprile, il quale avrebbe constatato che le parole erano incise nella pietra di un capitello. Si tratta di una testimonianza particolarmente significativa perché collegata alle condizioni del tempio immediatamente successive al terremoto del 1693.

Un ulteriore riferimento emerge dalla relazione ufficiale sul cataclisma presentata dal Senato di Caltagirone al visitatore generale, don Giuseppe Lanza, duca di Camastra. Nel documento, lamentando la distruzione della chiesa di San Giacomo, l’edificio viene descritto come particolarmente importante per la sua antichità e per la sua manifattura. La relazione attribuisce inoltre la sua edificazione alla devozione del Conte Ruggero, ricordando come nei secoli successivi il tempio fosse stato arricchito con dipinti di valenti artisti e decorazioni in oro.

Il riferimento al Conte Ruggero sarebbe comparso anche nel successivo dispaccio viceregio relativo alla ricostruzione della chiesa dopo il terremoto del 1693, nel quale si faceva risalire la costruzione del tempio al “tempo del Conte Ruggero”.

La memoria del Conte nella toponomastica calatina

La tradizione legata alla presenza del condottiero normanno non riguarda soltanto la chiesa di San Giacomo. La memoria del Conte Ruggero sarebbe rimasta impressa anche nella toponomastica cittadina e del territorio circostante.

Tra i nomi ricordati dalla tradizione figura la cosiddetta “Porta del Conte”, denominazione attribuita alla porta meridionale della città, nei pressi della chiesa di San Bonaventura. Secondo la memoria tramandata, proprio da questo punto il Conte Ruggero avrebbe fatto il suo ingresso trionfale nella città dopo la sconfitta dei Saraceni.

Nelle contrade a sud dell’abitato sono inoltre ricordati i toponimi “Piano del Conte” e “Fontana del Conte”, che la tradizione collega ai luoghi nei quali il condottiero avrebbe posto il proprio accampamento durante le operazioni militari contro le forze musulmane presenti nel territorio.

Particolare interesse riveste proprio la Fontana del Conte, per la quale esiste un documento risalente al 12 settembre 1596. Si tratta di un pubblico atto rogato dal notaio Flaminio Bucceri, attraverso il quale la città rivendicava la proprietà della fontana e del terreno circostante, contestandone l’indebita occupazione da parte del confinante dottor Antonio Monteleone.

Nel documento, la fontana viene indicata come bene pubblico appartenente alla città e destinato alla pubblica utilità dei cittadini. L’atto contiene inoltre la richiesta di rimuovere una parete realizzata dal Monteleone sopra la fontana. La documentazione costituisce, secondo la ricostruzione proposta, una testimonianza antica dell’esistenza e della denominazione della Fontana del Conte.

La tradizione raccolta da Pietro Paolo Morretta

Un’altra importante testimonianza è rappresentata dall’opera dello storico e giuriconsulto caltagironese Pietro Paolo Morretta, pubblicata a Venezia nel 1663 con il titolo De Caltagirone urbe gratissima.

Nell’opera viene raccolta la tradizione storica relativa all’arrivo del Conte Ruggero a Caltagirone. Secondo il racconto tramandato, dopo aver sconfitto i Saraceni, il Conte sarebbe entrato nella città e, come atto di ringraziamento per la vittoria ottenuta, avrebbe fatto erigere un tempio dedicato all’Apostolo Giacomo.

La stessa tradizione, dunque, collega direttamente la figura del Conte Ruggero alla nascita della devozione cittadina verso San Giacomo, destinata a diventare uno degli elementi più importanti dell’identità religiosa e storica di Caltagirone.

La testimonianza del Senato di Caltagirone del 1782

Una delle testimonianze più articolate sulla tradizione del Conte Ruggero è contenuta in una lettera del 1782 inviata dal Senato di Caltagirone in risposta a una richiesta del viceré riguardante le spese previste per alcuni lavori nella chiesa di San Giacomo.

Nel documento il Senato afferma che la chiesa poteva essere considerata, per diversi motivi, di pertinenza dell’Università, cioè della comunità cittadina. La lettera richiama quindi le antiche tradizioni e gli scrittori ritenuti autorevoli, attribuendo al Conte Ruggero la prima costruzione dell’edificio nell’anno 1090.

Secondo quanto riportato nella risposta del Senato, il tempio sarebbe stato edificato dal Conte “in ricognizione” della cacciata dei Saraceni che dominavano la città e dedicato al culto dell’Apostolo Giacomo. La tradizione ricordava inoltre una vittoria ottenuta dagli uomini del Conte in una valle che, ancora all’epoca della testimonianza, conservava il nome di Valle del Conte e della Saracina.

La lettera aggiunge un ulteriore elemento di grande rilevanza per la storia religiosa cittadina: il Conte Ruggero avrebbe voluto che, da quel momento, San Giacomo fosse riconosciuto come protettore e principale patrono della popolazione beneficiata dalla liberazione.

Una memoria che attraversa i secoli

La vicenda del Conte Ruggero Normanno a Caltagirone si presenta dunque come un intreccio tra tradizione storica, documentazione d’archivio, testimonianze locali, toponomastica e memoria religiosa.

Dall’antica chiesa di San Giacomo alla “Porta del Conte”, dal “Piano del Conte” alla “Fontana del Conte”, passando per le opere degli storici e i documenti prodotti dalle istituzioni cittadine, numerosi sono i riferimenti che nel corso dei secoli hanno mantenuto vivo il ricordo della presenza normanna.

La data del 1090, così come il ruolo attribuito al Conte Ruggero nella liberazione di Caltagirone e nella fondazione o ricostruzione dell’antico tempio di San Giacomo, appartengono innanzitutto alla tradizione storica calatina documentata dalle fonti richiamate. Il valore di queste testimonianze risiede proprio nella loro capacità di mostrare come, per secoli, la comunità cittadina abbia conservato e tramandato una precisa memoria delle proprie origini normanne e del rapporto tra la figura del Conte Ruggero, la città e il culto di San Giacomo.

Una memoria che, sopravvissuta ai terremoti, alle trasformazioni urbane e al trascorrere dei secoli, continua ancora oggi a rappresentare una parte significativa del patrimonio storico e identitario di Caltagirone.

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