Agricoltura siciliana in crisi, Miccichè: «Servono risposte concrete, non soltanto solidarietà»

Il Co.Pe.CC. Catania interviene sulle difficoltà del comparto agricolo siciliano attraverso la voce della delegata all’Agricoltura Valentina Miccichè, che richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di interventi urgenti e strutturali.

<<Dietro ogni raccolto ci sono sacrifici, giornate di duro lavoro, famiglie che da generazioni vivono della propria terra e imprenditori che, nonostante le difficoltà, continuano a credere nell’agricoltura siciliana. Un patrimonio economico, umano e sociale che oggi rischia di essere compromesso dall’aumento dei costi di produzione e dalle difficoltà del mercato.>>

A esprimere piena solidarietà e sostegno al comparto agricolo è il Co.Pe.CC. Catania, attraverso la delegata all’Agricoltura Valentina Miccichè, anche presidente del Consiglio comunale di San Cono, che interviene con un appello alle istituzioni regionali e nazionali.

Un intervento che nasce non soltanto dal suo ruolo istituzionale, ma anche da un legame personale e profondo con il mondo agricolo.

«L’agricoltura siciliana non chiede privilegi, chiede giustizia. Le istituzioni hanno un debito nei confronti di chi ha scelto con coraggio e dignità di restare, lavorare e investire in questa terra. A queste persone non si possono chiedere altri sacrifici senza offrire prospettive concrete. Ora servono fatti: misure urgenti contro il caro carburanti e interventi strutturali per garantire alle nostre aziende il diritto di vivere del proprio lavoro. Lo chiedo nella mia qualità di componente del Co.Pe.CC. Catania con delega all’Agricoltura, di Presidente del Consiglio Comunale di San Cono, ma soprattutto da figlia di agricoltori. Conosco il valore del lavoro nei campi, i sacrifici che si nascondono dietro ogni raccolto, le preoccupazioni di chi si alza ogni giorno per mandare avanti la propria azienda e la dignità di chi continua a investire nella propria terra, anche quando i conti non tornano più.

Oggi non possiamo limitarci alla solidarietà: servono risposte concrete, immediate e strutturali.>>

La prima emergenza riguarda il caro carburanti, che incide pesantemente su ogni fase del lavoro agricolo: dalla preparazione dei terreni alle lavorazioni, dall’irrigazione al raccolto, fino al trasporto dei prodotti. Per le imprese agricole, ogni ulteriore aumento dei costi significa margini sempre più ridotti e, in molti casi, il rischio concreto di lavorare senza riuscire a remunerare adeguatamente il proprio impegno.

<<Chiedo pertanto , alle istituzioni regionali e nazionali di intervenire con urgenza, attraverso misure straordinarie e mirate a sostegno delle aziende agricole: strumenti di compensazione del costo del carburante, agevolazioni tempestive e interventi capaci di alleggerire nell’immediato il peso dei costi energetici e di produzione.

Ma sarebbe un errore gravissimo pensare che il problema si esaurisca nel prezzo del gasolio.

L’agricoltura siciliana vive una crisi più profonda: un continuo aumento dei costi di produzione, che sta erodendo ogni possibile margine di utile; un mercato che troppo spesso penalizza i prodotti locali e le piccole aziende, dominato da dinamiche commerciali e regole che non garantiscono condizioni realmente eque a chi produce. Non è accettabile che chi produce debba sostenere costi sempre più elevati e, nello stesso tempo, subire prezzi di vendita che non riconoscono il valore del proprio lavoro.

Per questo occorrono misure strutturali: politiche di sostegno capaci di rafforzare la competitività delle imprese agricole siciliane, strumenti efficaci per contenere i costi e un più equo riconoscimento del prezzo all’origine.

Chi ha scelto di restare e continuare a coltivare questa terra merita di poterlo fare con dignità, certezza e prospettive. La Sicilia agricola non chiede privilegi: chiede condizioni giuste per lavorare, produrre e vivere del proprio lavoro.

È il momento che le istituzioni facciano la propria parte. Perché senza agricoltura non c’è futuro per i nostri territori, e senza giustizia per chi produce non può esserci una vera prospettiva di sviluppo per la Sicilia.»

Parole che riportano al centro dell’attenzione oltre che i problemi economici delle aziende, soprattutto quelli delle persone. Perché dietro ogni campo coltivato ci sono storie di famiglie, sacrifici quotidiani e un legame con la terra che si tramanda da una generazione all’altra.

L’appello del Co.Pe.CC. Catania è dunque rivolto alle istituzioni affinché alle dichiarazioni di vicinanza seguano interventi concreti. In gioco, secondo quanto evidenziato da Miccichè, non c’è solo la sopravvivenza delle imprese agricole, ma anche la possibilità di garantire un futuro alle comunità rurali siciliane.

Difendere l’agricoltura, conclude Micciché significa anche custodire le radici, il lavoro e la speranza di chi continua a scegliere la propria terra.

“l’agricoltura siciliana non chiede privilegi, chiede giustizia”.