Angela Longo: «Dal silenzio alla piazza: i giovani, tra fragilità e speranza»

Frammenti di speranza: dal buio degli hikikomori alla forza della piazza.
Alla notizia di un nuovo caso di attivazione di istruzione domiciliare, non posso che provare
una fitta così forte da mozzarmi il fiato.
Vi chiederete perché. Perché ho consapevolezza del fatto che abbiamo fallito, innanzitutto
come educatori e poi come esseri umani, abbiamo smesso di percepire l’essenza delle cose e
ci siamo semplicemente smarriti.
Fino a tre anni fa, non sapevo chi fossero, non avevo la più pallida idea.La prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare informazioni su di loro, come se stessimo parlando di alieni. Ma giuro, non lo sono.
Gli hikikomori non sono extraterrestri, sono persone, in carne ed ossa. Ragazzi e ragazze che
scelgono di ritirarsi dal mondo sociale. Aristotele affermava che l’uomo è un animale sociale, oggi sappiamo che molti scelgono di non voler più vivere a contatto con gli altri e per questo decidono di restare per sempre rinchiusi in casa. Avremmo dovuto essere quella guida capace di orientarli e invece, ad un certo punto, abbiamo smesso di farlo, dando priorità ad altro, dimenticando le cose essenziali. Bruner, noto pedagogista, ci parla di fornire un’impalcatura capace di sostenere — e vi
chiederete: cosa? — il processo di apprendimento, di crescita e di vita. Eppure abbiamo fallito: i casi sono sempre più in aumento. Dall’altro lato osservo i ragazzi che in questi giorni hanno scioperato, lo hanno fatto pacificamente, con grande motivazione e
convinzione. Sono l’altra faccia della medaglia, non hanno scelto di rinchiudersi in casa e avere paura ma
al contrario, sono diventati esempio anche per i loro coetanei, quelli più fragili, a cui manca
la forza di lottare e di credere in un mondo migliore. Entrambi ci stanno chiedendo, in modo
diverso (con il silenzio o con la voce), di essere semplicemente ascoltati.
In questi giorni, i giovani, quella categoria bistrattata, ci hanno lasciato una delle lezioni più
importanti: nulla è impossibile, basta crederci e sperare.
Perché, in un’epoca buia come la nostra, sono loro il barlume di speranza.
Il futuro non è perduto, se i giovani continuano a credere e a sperare.
Prof.ssa Angela Longo