
Il 1989 rappresenta una data fondamentale nella storia giuridica italiana.
Proprio in quell’anno, la Corte Costituzionale sancì con una storica sentenza il riconoscimento della laicità come principio supremo dell’ordinamento.
Un passaggio cruciale che ha contribuito a definire l’identità dello Stato italiano come spazio neutrale rispetto alle confessioni religiose, fondato sul pluralismo e sulla libertà di coscienza.
A distanza di decenni, tuttavia, il percorso verso una piena attuazione di questo principio appare ancora incompiuto.
Il dibattito sul rapporto tra Stato e religione resta infatti aperto, alimentato da una persistente presenza di elementi di matrice clericale all’interno delle istituzioni e della vita pubblica.
In questo contesto si inserisce il convegno “30 anni di Laicità dello Stato: Fu vera gloria?”, promosso dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) in occasione del trentennale della sentenza.
L’evento, tenutosi il 27 e 28 settembre 2019 a Firenze, con il patrocinio della Regione Toscana e il contributo del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze, ha rappresentato un’importante occasione di riflessione e approfondimento sullo stato della laicità in Italia.
Dedicato alla memoria del giurista Paolo Barile, figura di spicco nella valorizzazione del principio di laicità, il convegno ha visto la partecipazione di autorevoli studiosi del diritto, tra cui Roberto Bin, Nicola Colaianni, Enzo Cheli, Francesco Margiotta Broglio, Luciano Zannotti, Pierluigi Consorti, Sergio Lariccia e Giovanni Cimbalo.
I loro contributi hanno offerto una panoramica articolata e critica sugli sviluppi teorici e applicativi della laicità nel nostro ordinamento.
Gli atti del convegno, pubblicati nella collana “IURA” del progetto editoriale Nessun Dogma e curati sotto la direzione di Adele Orioli, costituiscono oggi una risorsa preziosa per studiosi, operatori del diritto e cittadini interessati.
La raccolta si distingue per la varietà dei temi trattati, la sistematicità dell’analisi e la profondità degli interventi, offrendo strumenti utili per comprendere le criticità ancora esistenti e individuare possibili direttrici di sviluppo.
L’esperienza del convegno e la successiva pubblicazione degli atti dimostrano come il principio di laicità, pur formalmente riconosciuto, necessiti ancora di un impegno costante per tradursi pienamente nella prassi istituzionale.
La sfida, oggi più che mai, è quella di evitare che resti un enunciato teorico, rafforzandone invece l’effettiva applicazione nella vita democratica del Paese.































