Dopo 5 anni alla fine la spunta: multa per divieto di sosta, annullata

Ottanta euro di multa, ma la battaglia vale molto di più

Per 80 euro, verrebbe da pensare, forse non vale nemmeno la pena perdere tempo. Si paga, si borbotta qualche minuto contro la burocrazia e si passa oltre. Ma quando di mezzo c’è la convinzione di essere completamente innocenti, anche una contravvenzione può trasformarsi in una faccenda di principio. E così è stato per un medico di Carrara, che ha deciso di non accettare quella multa e di portarla fino in tribunale. Con un risultato finale piuttosto netto: la sanzione è stata annullata.

Correva l’anno 2021…

La storia, raccontata da Il Tirreno, comincia il 23 giugno 2021, quando la polizia municipale gli contesta di aver lasciato la propria automobile sul marciapiede di Ruga A. Maggiani, all’altezza del civico 75. Orario dell’infrazione: le 18.25. Peccato, però, che secondo il medico a quell’ora la sua auto fosse da tutt’altra parte.

L’auto era alla stazione

E non in un parcheggio improvvisato o in qualche angolo misterioso della città. Quel giorno, infatti, aveva lasciato regolarmente la vettura nei pressi della stazione ferroviaria di Carrara Avenza e aveva preso il treno per raggiungere il posto di lavoro a Lucca, dove prestava servizio all’ospedale San Luca.

La multa proprio non torna

Avrebbe potuto mettere mano al portafogli, pagare gli 80 euro e considerare la faccenda archiviata. Invece ha scelto la strada decisamente più lunga: contestare il verbale e presentare anche una querela per falso.

A sostegno della propria versione ha prodotto una serie di documenti. Tra questi, le registrazioni degli ingressi e delle uscite dall’ospedale, che il Tribunale ha ritenuto compatibili con il viaggio in treno. A completare il quadro c’era poi l’abbonamento ferroviario mensile sulla tratta Carrara-Lucca, prova di un’abitudine tutt’altro che occasionale. Insomma, secondo la documentazione raccolta, mentre qualcuno gli attribuiva una sosta vietata a Carrara, lui risultava regolarmente impegnato al lavoro a Lucca. Un piccolo dettaglio non proprio irrilevante.

E arriva il colpo di scena

Nel corso del procedimento è stato ascoltato anche il vigile che aveva materialmente compilato la contravvenzione. Ed è qui che la faccenda si complica ulteriormente. L’agente avrebbe ammesso di non ricordare con certezza se il verbale fosse stato effettivamente associato alla vettura del medico. Il motivo? In quella stessa fascia oraria aveva contestato diverse infrazioni ad altre automobili.

Tradotto in termini molto poco burocratici: tante macchine, tanti verbali e, a distanza di tempo, qualche comprensibile ma decisivo dubbio su “quale fosse quale”.

Nemmeno il Targa System risolve il mistero

A quel punto sarebbe potuto entrare in scena il tecnologico Targa System, chiamato a togliere ogni dubbio. Ma anche questa carta, secondo il Tribunale, non è bastata. Gli atti non avrebbero infatti fornito garanzie sufficienti sulla taratura e sul corretto funzionamento del dispositivo. E nemmeno sulla certezza che i dati acquisiti fossero effettivamente riferibili all’automobile del medico proprio nel luogo, nel giorno e nell’orario indicati nel verbale. Insomma, la tecnologia c’era, ma la certezza giuridica un po’ meno.

Gli 80 euro diventano una questione di principio

Il Comune aveva anche ipotizzato che la macchina potesse essere stata utilizzata da qualcun altro. Una spiegazione che, alla luce degli elementi emersi nel procedimento, non ha però convinto il giudice. Alla fine il Tribunale ha annullato la sanzione, sottolineando che gli elementi disponibili non consentivano di attribuire con sufficiente certezza al medico la violazione contestata.

E così una multa da poco più di 80 euro si è trasformata in una piccola maratona giudiziaria durata anni. Perché, in fondo, il punto non era risparmiare qualche banconota, era evitare di pagare per qualcosa che, secondo il diretto interessato, non aveva mai fatto.

Una storia che lascia anche una morale piuttosto semplice: a volte il vero lusso non è permettersi una multa, ma avere la pazienza di dimostrare che non la meritavi.

Foto: La Legge per Tutti