Processo d’appello per la scomparsa di Simona Floridia, attesa per la sentenza

Alle battute conclusive il processo d’appello per la scomparsa di Simona Floridia, la 17enne di Caltagirone svanita nel nulla il 16 settembre 1992. In primo grado Andrea Bellia è stato condannato a 21 anni di reclusione per omicidio volontario. L’8 novembre è prevista l’ultima replica della difesa, mentre il 20 novembre la Corte entrerà in camera di consiglio per la sentenza.

È entrato nella fase conclusiva il processo d’appello a carico di Andrea Bellia, oggi 51enne, condannato in primo grado a 21 anni di reclusione per omicidio volontario per la morte di Simona Floridia, la ragazza di 17 anni scomparsa il 16 settembre 1992 dopo essere uscita per una passeggiata con alcune amiche e non aver fatto più ritorno a casa.

La sentenza di primo grado aveva disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione dalla potestà genitoriale per la durata della pena e il pagamento di una provvisionale in favore delle parti civili.

Questa mattina, davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’assise d’Appello di Catania, si sono svolte le repliche della pubblica accusa e della parte civile. L’avvocato generale Angelo Busacca e l’avvocato Giuseppe Fiorito, che assiste i familiari di Simona, la madre e il fratello, hanno entrambi chiesto la conferma della condanna pronunciata in primo grado.

Nel corso della sua replica, il pubblico ministero ha ribadito la propria posizione sull’attendibilità del teste-chiave, il quale ha riferito di avere ricevuto una presunta confessione da parte di Bellia, soffermandosi anche sulle dichiarazioni rese dagli altri testimoni. L’accusa ha inoltre sottolineato, secondo la propria ricostruzione, l’assenza di piste alternative rispetto a quella che conduce all’imputato.

Anche la parte civile ha insistito sulla ricostruzione accusatoria. L’avvocato Fiorito ha ricordato la figura di Simona, descritta come una ragazza perbene, appartenente a una famiglia unita, e ha richiamato gli elementi emersi nel processo, compresi i due ulteriori episodi riferiti dal teste-chiave. Secondo il legale, tutti questi elementi condurrebbero alla responsabilità dell’imputato.

Tra gli aspetti richiamati dalla parte civile anche quello relativo alla piena accessibilità, all’epoca dei fatti, di Monte San Giorgio, luogo nel quale, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe consumato l’omicidio.

Bellia, che si è sempre proclamato innocente, è assistito dall’avvocata Pilar Castiglia, la cui replica è fissata per la prossima udienza dell’8 novembre.

Dopo l’intervento della difesa, il procedimento arriverà alla fase decisiva: il 20 novembre la Corte d’assise d’Appello di Catania entrerà in camera di consiglio per la sentenza.