YAMAS: tra desiderio, consapevolezza e conflitto umano, nasce “Sogna Luna”

“Sogna Luna: il nuovo viaggio poetico e profondo di YAMAS

Dopo il successo di “Lacrime di ghiaccio”, YAMAS (Federico De Carlo) torna a pubblicare la propria musica e apre un nuovo capitolo del suo percorso discografico. Dopo mesi trascorsi a portare i suoi brani sui palchi e a farli conoscere attraverso la dimensione live, domani 25 settembre arriva su tutte le piattaforme digitali “Sogna Luna”, il nuovo singolo che segna l’inizio di una nuova fase del suo progetto artistico.”

– “Sogna Luna”: la Luna rappresenta una persona reale ma, allo stesso tempo, qualcosa di irraggiungibile. Chi o cosa è la tua Luna?
La mia Luna è una persona reale. Esiste, ma probabilmente non sa nemmeno di esserlo. Ed è giusto che rimanga così. Ho scelto la Luna proprio perché potevo trasformare qualcosa di estremamente personale in qualcosa di universale, proteggendo la realtà da cui nasce. Per me rappresenta ciò che puoi continuare a guardare, desiderare, persino amare, pur sapendo che forse non ti apparterrà mai. È vicina agli occhi e lontanissima dalle mani. E credo che, in forme diverse, ognuno di noi abbia la propria Luna.

– Nel brano c’è un forte confronto tra cuore e mente. Nella tua vita e nella tua musica, quale dei due finisce più spesso per avere l’ultima parola?
Nella vita cerco di far vincere la mente, nella musica inevitabilmente vince il cuore. Probabilmente scrivo proprio per questo: perché sulla carta posso permettere al cuore di dire tutto quello che nella vita provo a controllare. La mente mi protegge, mi ricorda la realtà, mette dei confini. Il cuore, invece, se ne frega completamente. E “Sogna Luna” nasce esattamente nel punto in cui questi due mondi si scontrano.

– Hai definito “Sogna Luna” un brano nato dal desiderio di continuare a sognare nonostante la consapevolezza. È più difficile lasciare andare qualcuno o accettare che non possiamo smettere di desiderarlo?
Credo sia più difficile accettare di non poter smettere di desiderarlo. Lasciare andare è un’azione: a un certo punto puoi decidere di farlo, puoi allontanarti, puoi interrompere qualcosa. Il desiderio invece non obbedisce alla volontà. Puoi essere perfettamente consapevole che qualcosa non ti appartiene, averlo accettato razionalmente, e continuare comunque a sentirlo. “Sogna Luna” parla anche di questo: non sempre guarire significa smettere di provare. A volte significa imparare a convivere con ciò che proviamo senza permettergli di distruggerci.

– Dopo “Lacrime di Ghiaccio” e un periodo intenso tra concerti, festival, radio e televisione, cosa senti che sia cambiato nel tuo modo di scrivere e raccontarti attraverso la musica?
Credo di avere meno paura di mostrarmi. “Lacrime di Ghiaccio” è stato il momento in cui ho deciso di aprire una porta e lasciare entrare le persone in una parte molto intima di me. Tutto quello che è successo dopo, soprattutto il contatto continuo con il pubblico e il palco, mi ha fatto capire che più riesco a essere autentico, più quello che racconto smette paradossalmente di essere soltanto mio. Oggi cerco meno di spiegare e molto di più di evocare. Mi interessa lasciare immagini, domande, sensazioni nelle quali ognuno possa riconoscere qualcosa della propria storia.

– Se dovessi chiedere a chi ascolterà “Sogna Luna” di portarsi via una sola emozione o una sola riflessione, quale vorresti che fosse?
Vorrei che si portasse via il diritto di continuare a sognare senza sentirsi ingenuo per questo. Essere consapevoli della realtà non significa necessariamente dover uccidere ciò che sentiamo. Possiamo sapere che qualcosa è lontano, impossibile o forse destinato a non accadere e continuare comunque a custodirlo dentro di noi. La consapevolezza non deve per forza essere la fine del sogno. A volte può semplicemente insegnarci a guardarlo da una distanza diversa.

– Perché YAMAS ha scelto di aspettare anni di gavetta dal vivo e di suonare sui palchi prima di pubblicare ufficialmente la sua prima musica sulle piattaforme digitali?
Perché avevo bisogno di diventare un artista prima di provare a raccontarmi come tale. Il palco è stata la mia scuola. Ho cantato tantissimo, in situazioni completamente diverse, davanti a poche persone e davanti a piazze molto più grandi. Ho sbagliato, imparato, cambiato pelle molte volte. E soprattutto ho imparato cosa significa avere davanti delle persone vere, senza numeri, visualizzazioni o algoritmi a separarti da loro. Quando ho deciso di pubblicare la mia musica non volevo semplicemente mettere delle canzoni sulle piattaforme: volevo sapere chi fosse YAMAS. Probabilmente continuerò a scoprirlo per tutta la vita, ma avevo bisogno di arrivare al primo singolo con qualcosa da raccontare e non soltanto con qualcosa da pubblicare.

– Qual è il tema centrale e il “territorio narrativo” intorno a cui ruota l’introspezione e la scrittura di YAMAS?
Il conflitto umano. Quello che siamo e quello che siamo costretti a diventare. Quello che desideriamo e quello che sappiamo. La parte di noi che vuole restare e quella che sente il bisogno di scappare. Scrivo molto di amore, certamente, ma per me l’amore è spesso soltanto una porta attraverso cui entrare in qualcosa di più profondo. Mi interessano la disillusione, la libertà, il desiderio, la paura, la solitudine, la rinascita, le contraddizioni che ci portiamo dentro. Non cerco quasi mai di dare delle risposte nelle mie canzoni. Preferisco mettere in musica quelle domande che normalmente cerchiamo di tenere in silenzio