
Un corteo che non riesce nemmeno a partire
Roma. Doveva essere una fiaccolata pacifica per chiedere maggiore sicurezza e interventi contro il degrado. A Torpignattara, invece, la mobilitazione dei residenti si è trasformata in un confronto ad alta tensione, con la manifestazione bloccata sul nascere e le forze dell’ordine schierate per impedire che la contrapposizione degenerasse. Il corteo non è mai riuscito a mettersi in cammino. Quella che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto essere una marcia illuminata dalle torce, accompagnata da un appello alle istituzioni per restituire tranquillità alle strade del quartiere, si è conclusa con due presidi distinti nei pressi del mercato rionale. Da una parte i cittadini, con cartelli e richieste di intervento; dall’altra gruppi di attivisti che hanno contestato l’iniziativa con slogan e cori polemici.
A presidiare l’area è intervenuto un consistente schieramento del Reparto Mobile della Polizia di Stato, disposto in assetto antisommossa per mantenere separate le due parti e scongiurare possibili incidenti. Il risultato è stato un clima di forte tensione, nel quale la richiesta di maggiore vivibilità si è intrecciata con la protesta di chi ha contestato le modalità e le ragioni della mobilitazione.
La rabbia dei residenti e il diritto di manifestare
Tra le promotrici dell’iniziativa c’è l’avvocata Tiziana Siano, dell’associazione Luce Sia, che ha espresso amarezza per l’impossibilità di svolgere il corteo previsto. La sua contestazione riguarda anche il diritto costituzionale di riunirsi e manifestare pacificamente: secondo l’organizzatrice, impedire alla mobilitazione di sfilare ha rappresentato una grave prevaricazione nei confronti di cittadini scesi in strada per chiedere il rispetto delle regole e una maggiore tutela del territorio.
Alla base della protesta c’è la preoccupazione per una serie di episodi di microcriminalità che, secondo le testimonianze raccolte tra i residenti, starebbero alimentando un crescente senso di insicurezza.
Una situazione sempre più critica
Pasquale Mazzotta, tra i promotori della manifestazione, descrive una situazione diventata difficile da sopportare. Nella notte precedente alla mobilitazione, racconta, sarebbero state danneggiate nove automobili parcheggiate, con l’obiettivo di sottrarre denaro o oggetti di scarso valore. Lo stesso Mazzotta afferma di aver subito episodi analoghi per ben cinque volte, una circostanza che, a suo dire, riguarda anche diversi vicini di casa.
Alle incursioni sulle vetture si aggiungerebbero scippi ai danni delle persone anziane, risse tra gruppi di giovani nelle ore notturne e la preoccupazione delle famiglie per i figli che rientrano a casa la sera.
Sono denunce che richiedono verifiche puntuali, ma che restituiscono con chiarezza il sentimento di una parte degli abitanti: la percezione di non poter più vivere gli spazi pubblici con la serenità che dovrebbe essere garantita in ogni quartiere.
Convivenza, affitti e responsabilità
Torpignattara, nel quadrante orientale di Roma lungo l’asse della Casilina, è da tempo uno dei territori più caratterizzati dalla presenza di comunità provenienti da diversi Paesi. Secondo i dati riportati nel contesto della vicenda, oltre il 30% dei residenti sarebbe di origine straniera, mentre la comunità bengalese raggiungerebbe circa diecimila presenze stabili.
Una realtà multiculturale che pone questioni complesse sul piano della convivenza, ma che non può essere ridotta a una contrapposizione tra italiani e stranieri. La sicurezza non dipende dalla nazionalità delle persone: dipende dal rispetto delle leggi, dalla prevenzione dei reati e dalla capacità delle istituzioni di intervenire in modo efficace contro chiunque commetta illeciti.
Mazzotta richiama anche il mercato immobiliare, denunciando il comportamento di proprietari che, per aumentare i rendimenti degli affitti, avrebbero scelto di concentrare un numero elevato di inquilini negli stessi appartamenti. Un fenomeno che, quando si accompagna a sovraffollamento e assenza di controlli, può contribuire a rendere più difficili le condizioni abitative e la gestione degli spazi comuni. Anche su questo fronte, tuttavia, servono accertamenti e interventi mirati, non generalizzazioni.
Il richiamo ad una maggiore presenza delle istituzioni
La vicenda di Torpignattara si inserisce in un malessere che attraversa diversi territori della Capitale, dalle periferie orientali al litorale, dove cittadini e comitati lamentano distanza dalle amministrazioni e insufficienza delle risposte ai problemi quotidiani.
La richiesta che emerge è concreta: più controlli dove servono, contrasto ai reati, attenzione alle condizioni degli edifici e degli spazi pubblici, servizi di prossimità e iniziative capaci di rafforzare la convivenza.
La sicurezza non si costruisce alimentando contrapposizioni, né liquidando le paure dei residenti come se fossero un fastidio da rimuovere. Si costruisce affrontando i problemi, verificando le denunce e garantendo diritti e responsabilità a tutti. Quando un quartiere arriva al punto di scendere in strada per chiedere di essere ascoltato, la politica dovrebbe interrogarsi prima di tutto su ciò che non ha funzionato. E se una protesta finisce per diventare l’ennesima occasione di scontro, anziché l’inizio di una soluzione, a perdere non sono soltanto i manifestanti: è l’intera comunità.
Immagine di fantasia creata con I.A.





























