

Sold out per la ventesima edizione di “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”. Una giornata costruita come un viaggio, dalle “Briciole del banchetto di Omero” ai quadri di vita dell’antica città, fino a “Le Supplici” di Eschilo con Moni Ovadia e Mario Incudine. Cinzia Randazzo, presidente dell’Archeoclub Aidone-Morgantina: «La nostra sfida è far conoscere Morgantina a tutto il mondo».
Tra le pietre millenarie del suo teatro antico, Morgantina ha celebrato vent’anni di storia, passione e impegno per la valorizzazione del territorio. La ventesima edizione di “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”, manifestazione dell’Archeoclub d’Italia sede Aidone-Morgantina, nata nel 2005 da un’idea di Filippa Palermo, ha segnato un traguardo importante per un appuntamento cresciuto negli anni insieme alla sua comunità.
Una giornata costruita come un percorso, iniziato già alle 17.30, quando l’area archeologica ha cominciato a popolarsi di voci, personaggi e antichi mestieri, fino al grande appuntamento serale nel teatro antico.
A spiegare il filo conduttore scelto per il ventennale è la presidente dell’Archeoclub Aidone-Morgantina, Cinzia Randazzo: il viaggio, l’accoglienza e la ricerca costante di una strada verso casa. Tre temi legati tra loro e sviluppati attraverso altrettante tappe.
Le “Briciole del banchetto di Omero”

La prima è stata la performance itinerante “Odissee – Briciole del banchetto di Omero”, affidata alla compagnia Kalos e alla regia di Federica Amore. Il titolo “Briciole del banchetto di Omero”, scritto appositamente per la manifestazione da Mario Incudine, richiama la celebre espressione attribuita a Eschilo, che considerava le proprie tragedie “briciole” cadute dal grande banchetto di Omero.
Il pubblico è stato così accompagnato attraverso il sito archeologico in un racconto nel quale il mito ha incontrato il paesaggio e le persone.
A guidare la compagnia Kalos è stata Federica Amore, regista siciliana che ha fatto del teatro di comunità uno degli elementi centrali del pomeriggio.

Umile nei modi, attenta alle persone prima ancora che ai ruoli, Amore ha accompagnato gli interpreti con uno sguardo capace di tenere insieme fragilità e forza, rigore e ascolto. Una regia che ha fatto emergere la verità di ciascuno.
Anche le voci non impostate hanno trovato una propria dimensione scenica. La regista ha lavorato sulla ricerca di una forma capace di restare fedele all’identità di ogni interprete.
Una regia costruita nel paesaggio e nelle relazioni, senza microfoni, affidata alla presenza, alla misura e al rapporto con un luogo che non può essere considerato una semplice scenografia. A Morgantina lo spazio archeologico entra inevitabilmente nella rappresentazione e ne diventa parte.
I mestieri dell’antica Morgantina

La seconda tappa, e una delle novità assolute nei vent’anni di Morgantina Rivive, è stata rappresentata dai “Quadri di vita dell’antica Morgantina”.
Il pubblico è stato guidato in un vero viaggio nella quotidianità e negli antichi mestieri che un tempo animavano la città. Al centro l’artigianato, una delle forme più antiche di lavoro dell’uomo.
Sono state ricostruite dieci botteghe grazie a dodici artigiani e maestranze della CNA, provenienti da diverse parti della Sicilia e guidati dal presidente nazionale Angelo Scalzo. Un lavoro che ha permesso di riportare all’interno dell’area archeologica gesti, saperi e mestieri dell’antica polis greca.
Il pubblico ha potuto incontrare, tra le altre, la bottega del panettiere, quella dello scalpellino e della lavorazione della pietra, quella del ceramista e gli spazi dedicati agli unguenti e ai profumi ricavati dalle piante sacre agli dei.
Tra i momenti più intensi anche il quadro della nutrice, attraverso il quale il racconto del mito di Aretusa diventa occasione per parlare della condizione della donna nel mondo greco.

“Le Supplici” nel teatro antico
Dalla vita quotidiana dell’antica Morgantina il viaggio è arrivato alla terza tappa, quella del grande teatro.
A suggellare il ventennale, nell’ambito del Barbablù Fest, sono state “Le Supplici” di Eschilo, storia di donne in fuga e di dignità che, a distanza di oltre duemila anni, continua a interrogare il nostro tempo.

Migrazione, accoglienza, libertà, democrazia, paura dello straniero e diritto a cercare protezione: temi antichissimi eppure drammaticamente contemporanei. Parole nate nel mondo greco che, risuonando tra le pietre di Morgantina, hanno improvvisamente accorciato la distanza tra passato e presente.
Lo spettacolo ha visto protagonisti Moni Ovadia, Mario Incudine, Federica Luna Vincenti, Paride Benassai e Giovanni Calcagno.

L’adattamento in siciliano e greco moderno porta la firma di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà, mentre la regia è di Moni Ovadia e Mario Incudine.

In scena anche Alessandra Salamida, Anita Vitale, Valentina Corrao, Maddalena Serratore, Zoe Laudani, Elisa Zucchetti, Valentina Elia, Alice Canzonieri e Federica Lucia Gurrieri.
Parte integrante dello spettacolo è stata la musica eseguita dal vivo da Antonio Vasta, Pino Ricosta e Manfredi Tumminello. Le musiche sono di Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta, che cura anche la direzione musicale.
La macchina teatrale ha visto inoltre Marnie Flandina assistente alla regia, Elisa Savi ai costumi, Dario La Ferla ai movimenti coreografici, Salvo Lo Vecchio al suono e Paolo Campisi direttore di scena.
Dal teatro di comunità ai professionisti
Per alcuni interpreti della compagnia Kalos, il percorso cominciato nel pomeriggio con il teatro di comunità è proseguito la sera proprio ne “Le Supplici”, accanto ad artisti come Moni Ovadia, Mario Incudine e Paride Benassai.
Vederli arrivare su quel palcoscenico portando con sé la stessa dedizione maturata nel lavoro quotidiano ha rappresentato per Federica Amore un passaggio particolarmente significativo: quasi il punto d’incontro fra un percorso costruito all’interno della comunità e il teatro professionale.

È, in fondo, il suo modo di intendere il teatro: umiltà, presenza e rispetto profondo per le persone e per i luoghi.
Ed è proprio questo passaggio dal pomeriggio alla sera ad avere restituito uno dei significati più interessanti della ventesima edizione: una comunità invitata a diventare parte del racconto e non chiamata solo ad assistere.
La visione di Cinzia Randazzo
Dietro il ventennale c’è anche il percorso portato avanti dalla presidente dell’Archeoclub Aidone-Morgantina Cinzia Randazzo, arrivata alla guida dell’associazione dopo essere stata socia e, successivamente, componente del direttivo insieme a Mariuccia Calcagno ed Enza Minoldi.

«In questi tre anni di presidenza la mia visione è stata chiarissima: portare questo immenso patrimonio storico, culturale e archeologico e questa manifestazione alla sua naturale maturazione».
Un legame che viene prima ancora dell’incarico ricoperto: «Amo Aidone, Morgantina e il nostro immenso patrimonio storico, culturale e archeologico in modo viscerale. Sono figlia orgogliosa di questa terra, sento forti le mie radici e la mia identità».
Da qui la volontà di ripensare la manifestazione simbolo dell’associazione senza cancellarne la storia.
«Ho pensato che la nostra manifestazione di punta, “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”, giunta ormai alla ventesima edizione, dovesse uscire dai confini territoriali e farsi conoscere ancora di più al grande pubblico, studiando una formula innovativa: fondere la tradizione, ossia la rievocazione storica che da sempre la caratterizza, con l’innovazione rappresentata dalla presenza di attori professionisti».
Una scelta alla quale Randazzo ha voluto affiancare una precisa scommessa sui talenti siciliani.
«Per fare questo ho voluto anche scommettere con orgoglio sui talenti della nostra terra. Ho affidato la direzione artistica a Mario Incudine e la regia a Federica Amore, due straordinari figli della nostra Sicilia».
Una strada già intrapresa nella precedente edizione con “Il Ratto di Proserpina”, capace, ricorda Randazzo, di portare a Morgantina più di 1.450 persone.

La risposta del pubblico al ventennale ha confermato la forza di quella intuizione. Per “Le Supplici” è stato registrato il tutto esaurito, con una richiesta di partecipazione persino superiore alla capienza prevista. Un’affluenza tale che, per ragioni di sicurezza, oltre 250 persone non hanno potuto accedere allo spettacolo.
Vent’anni fatti soprattutto di persone
Un risultato che non nasce in una sola sera. Dietro Morgantina Rivive ci sono vent’anni di lavoro, tentativi, momenti felici e difficoltà, persone che hanno iniziato questo percorso e altre che nel tempo ne hanno raccolto il testimone.
Cinzia Randazzo tiene in particolare a ricordare Vincenzo Camiolo, membro del direttivo e presenza storica dell’Archeoclub, che definisce una vera “roccia” dell’associazione, il tuttofare e la sua “mano pratica”. Per questo ventennale, come accade ogni anno in occasione di Morgantina Rivive, il suo impegno è stato particolarmente intenso.
Al suo fianco Marianna, sua moglie, che da vent’anni cuce gli abiti della rassegna. Una presenza silenziosa e preziosa che accompagna la manifestazione fin dalle sue origini e che, attraverso il lavoro sartoriale, contribuisce a dare forma e credibilità alla rievocazione storica.
E poi Lilia Raffiotta, componente del direttivo e, insieme agli altri membri storici, parte della memoria dell’Archeoclub. Una persona che, insieme a Vincenzo e Marianna, rappresenta per la presidente un riferimento importante e un aiuto prezioso nel lavoro dell’associazione.
Un ruolo significativo, in questa ventesima edizione, lo ha avuto anche Zagara Palermo, da tanti anni socia dell’Archeoclub e cresciuta insieme alla vita dell’associazione. Quest’anno, in particolare, è stata accanto alla presidente nella realizzazione di un progetto difficile, ambizioso, arduo e periglioso, contribuendo con grande partecipazione alla costruzione della manifestazione.
Attorno a loro c’è poi un lavoro molto più ampio: l’intero direttivo, i soci dell’Archeoclub, i volontari, gli artigiani, i figuranti, le associazioni, i professionisti e quanti, con ruoli differenti, hanno contribuito alla costruzione di un risultato che appartiene alla comunità prima ancora che ai singoli.

Una comunità dentro il racconto
Ed è proprio “comunità” una delle parole che meglio raccontano questa ventesima edizione.
La partecipazione degli attori della compagnia Kalos a “Le Supplici”, dopo il percorso costruito con Federica Amore, ne è stata forse una delle immagini più rappresentative: persone del territorio sullo stesso palcoscenico degli attori professionisti.
Un territorio che smette, almeno per un momento, di essere soltanto spettatore della propria storia e sceglie di diventarne interprete.
A questo si aggiunge la presenza di Mario Incudine, artista profondamente legato a Morgantina. Al termine della rappresentazione lo stesso Incudine ha espresso pubblicamente gratitudine per l’accoglienza ricevuta in occasione della ventesima edizione e per un pubblico straordinario che ha decretato il tutto esaurito, ringraziando Cinzia Randazzo e l’Archeoclub Aidone-Morgantina per avere accolto “Le Supplici” nella rassegna.
Con Moni Ovadia, Incudine ha riportato sulle pietre antiche di Morgantina un testo unico e in grado di parlare ancora agli uomini e alle donne del presente, facendo emergere con forza tre parole: libertà, accoglienza e democrazia.
A documentare per immagini la manifestazione sono stati Ivano Corso , Enzo Casale e Gaetano Zaccaria ( foto articolo)
Morgantina continua a vivere
Morgantina Rivive é il racconto di una comunità che continua a prendersi cura della propria memoria e che rifiuta l’idea che un patrimonio straordinario debba rimanere confinato nelle pagine di un libro o nelle sale di un museo.
È la capacità di fare incontrare chi custodisce la memoria e chi prova a immaginarne il futuro, mettendo insieme rievocazione e teatro professionale, artisti e volontari, grandi nomi e persone che da vent’anni contribuiscono a fare vivere la manifestazione.
Quando nel teatro antico sono tornate a risuonare le parole di Eschilo e la storia di donne costrette alla fuga alla ricerca di libertà e protezione, passato e presente si sono ritrovati improvvisamente vicini.
Quella sera Morgantina a vent’anni dall’inizio di questo viaggio, è tornata ancora una volta a vivere.





























