
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato a firma di AsNAS – Associazione nazionale Assistenti sanitari, relativo ai recenti fatti accaduti a Palermo in merito alla morte della bambina per sospetta difterite.
Il messaggio di AsNAS: un interrogativo che riguarda tutti
«Quanto accaduto a Palermo pone al mondo della prevenzione un interrogativo che va oltre il singolo caso: qual è la nostra capacità di mantenere nel tempo i risultati raggiunti contro malattie evitabili attraverso la vaccinazione?». È la domanda posta da AsNAS, che sottolinea come la scomparsa della bambina non sia solo una tragedia individuale, ma un segnale d’allarme per l’intero sistema.
Le vaccinazioni hanno reso rare malattie che per decenni hanno causato sofferenza e morte. La difterite, in Italia, è prevenuta da un vaccino obbligatorio dal 1939: l’ultimo caso autoctono pediatrico risale al 1996, l’ultimo decesso al 1991. Una lunga assenza che, secondo AsNAS, ha ridotto la percezione del rischio.
«Questa lunga assenza dalla memoria collettiva testimonia l’efficacia della vaccinazione nel proteggere intere generazioni – sottolinea Luigi Vitale, Presidente AsNAS Sicilia –. Ma la protezione richiede un’elevata copertura vaccinale: per la difterite la soglia stimata è intorno al 95%, livello non più raggiunto in alcune aree del Paese».
AsNAS evidenzia come la diffusione di informazioni prive di fondamento scientifico abbia alimentato l’esitazione vaccinale, favorendo il ritorno di malattie prevenibili, come dimostrano le recenti recrudescenze del morbillo.
Se gli accertamenti confermeranno che la bambina non era adeguatamente immunizzata, «la perdita di una vita così giovane per una malattia evitabile rappresenterà una sconfitta per tutto il mondo della prevenzione. Non un evento da cui partire per cercare colpevoli, ma sul quale l’intero sistema sanitario dovrà interrogarsi», afferma la presidente nazionale Elena Nichetti.
«Avere vaccini sicuri, efficaci e gratuiti è indispensabile, ma non sufficiente. Il sistema deve raggiungere le persone, anche nelle zone più disagiate, riconoscere chi non è adeguatamente protetto e intercettarne precocemente i bisogni di salute», prosegue Vitale.
Per AsNAS, di fronte a dubbi o esitazioni, è necessaria una comunicazione accogliente e non giudicante, capace di ascoltare le ragioni delle famiglie, contrastare la disinformazione senza stigmatizzare e costruire fiducia. La verifica dello stato vaccinale, il counselling, la sorveglianza epidemiologica e il raccordo con pediatri, medici di medicina generale, scuole e servizi territoriali rendono concreta la prevenzione.
«Quando una malattia prevenibile torna a sottrarre una vita, non basta ricordare che il vaccino esiste: occorre chiedersi perché quella protezione non abbia raggiunto quella persona. Servono servizi accessibili e capillari, professionisti della prevenzione sul territorio e sistemi efficaci di chiamata attiva e recupero dei non aderenti», conclude Nichetti.





























